No pesticidi, ma sì a tante altre cose
di Cristina Micheloni

Nessun interesse da parte mia alla diatriba nominalistica su pesticidi vs fitofarmaci, basta che ci capiamo.
Tema assai di stagione e di attualità che dal canto dell’agricoltura biologica non possiamo che condividere. Tuttavia le semplificazioni mi mettono sempre a disagio e vorrei tentare un ragionamento “circolare”: a) per poter fare a meno dei pesticidi di sintesi, cosa possibile e indispensabile, è necessario cambiare diverse cose nei sistemi colturali vigenti. Stopparne l’uso e basta da un lato provocherebbe un disastro economico per gli agricoltori e, dall’altro risolverebbe solo il più egoistico dei motivi per cui chiediamo un’agricoltura diversa, ovvero tutelare la salute degli umani; b) anche potessimo smettere subito di usare i pesticidi non è che avremmo risolto le problematiche ambientali collegate all’agricoltura ed al sistema alimentare. Consideriamo l’erosione del terreno, la perdita di biodiversità (che non è solo causata dall’uso dei fitofarmaci), la tutela delle acque, la riduzione e compensazione delle emissioni serra ecc.

Dando equivalente peso ai due fattori la soluzione è vicina:
a) prima si mette mano ai sistemi colturali, diversificandoli, adeguandoli alla vocazionalità dei territori, tutelando il terreno come “capitale”, gestendo la zootecnia in modo razionale e facendo economia di lungo periodo;
b) fatto ciò ci si può permettere di fare a meno dei pesticidi.

Ovvio il ruolo del contribuente/consumatore/cittadino non agricoltore, senza il quale il tutto non sta in piedi. Ovvio anche il bisogno di conoscenza e formazione. Insomma non è più tempo, se mai c’è stato, di soluzioni puntiformi, quelle che considerano un problema alla volta, o si mette mano al sistema agro-alimentare (non solo agricolo) oppure ci raccontiamo delle patetiche storielle buone solo a non sentire il peso della responsabilità, individuale prima che collettiva.