Colture per questo strano clima
di Cristina Micheloni

Il clima di quest’anno ci impone di reagire con creatività, visto che le lunghe piogge ci hanno impedito di seminare in molti casi ciò che avremmo voluto o hanno reso necessaria una risemina. E allora andiamo di diversità, prima in campo ma poi anche nella commercializzazione, che forse è la cosa più complicata. Anche se è abbastanza paradossale quanto si vede sugli scaffali di nuovo e diverso (per non parlare delle trasmissioni televisive con gli chef stellati) ma che non si traduce in diversità nei campi. Quasi che le robe nuove e strane (spesso in realtà antiche) non possano essere coltivate anche qui. Comunque l’estate tarda ma torrida che sembra aspettarci potrebbe essere l’occasione per almeno provare qualche coltura a ciclo breve e basso fabbisogno idrico.

Qualche idea:
• il grano saraceno, ne abbiamo già parlato, potrebbe ben giovarsi di climi asciutti a fine estate, cosa che ne faciliterebbe la raccolta, che è il punto debole;
• Il miglio, specie africana, che ha bisogno solo di poca acqua alla semina e poi si arrangia;
• il sorgo da granella per uso alimentare, anch’esso africano quindi parco ed efficiente nell’uso dell’acqua;
• la quinoa, vero è che è originaria delle Americhe, ma rispetto al mais è solo arrivata in Europa un po’ dopo rispetto al mais e tanti altri. Ma cresce anche qui, tant’è che in Toscana già quasi si hanno delle varietà locali;
• l’amaranto, anche se gode di pessima nomea tra gli agricoli, non è solo una malerba ma un’interessante coltura da cui si ottengono granelle per uso umano;
• il fagiolo dall’occhio, che in realtà è una vigna, fagiolino piccolo che vanta una lunga storia (era il nostro fagiolo prima che Cristoforo Colombo mettesse i ferri/legni in acqua);
• il fagiolo mungo, sempre una vigna, comunissima in Asia ma con lontane radici mediterranee; utilizzatissimo per la produzione dei germogli.

Tante granelle, tutte di piccole dimensioni (i cicli sono molto brevi) e da utilizzo umano. Vero che la raccolta richiede cura e pazienza ma potrebbero dare soddisfazioni economiche.

Se l’ambiente cambia, e sta cambiando, è da stolti non preparasi al cambiamento!