Spegniamo l’Amazzonia leggendo le etichette
di Cristina Micheloni

Che la nostra casa sia in fiamme è innegabile e non mi riferisco solo all’Amazzonia, al Borneo, o alla Siberia.
Oltre che chiedere con forza un drastico cambiamento politico dobbiamo usare le leve che ci sono più accessibili e sono anche molto efficaci: scegliere facendo la spesa.

Da questa trasmissione Enos Costantini ed io abbiamo più volte riportato dati e informazioni su quanta parte dell’Amazzonia vada in fiamme per alimentare la zootecnia europea (polli, maiali, vacche e vitelli) e come ciò sia cagione di emissioni di gas serra in quantità di gran lunga superiore alle timide e fisiologiche emissioni delle vacche al pascolo. Ricordo solo un numero: ogni UBA (unità bestiame adulto, equivalente a 1 vacca o toro, a 0,6 vitelli, a 0,4 suini da macello e a 0,005 polli e 0,0106 ovaiole) animale allevato in Europa nei sistemi intensivi “pesa”, per l’alimentazione, su circa 1 ha di terreno europeo ed un altro ettaro in un altro continente, spesso quello americano.

Come si fa ad evitare tutto ciò? Andando oltre la fiducia cieca nel “km 0” e leggendo l’etichetta. I prodotti biologici per regolamento debbono contenere una percentuale di alimenti (foraggi, granelle, ecc.) di produzione aziendale o comprensoriale e i ruminanti (vacche) debbono mangiare principalmente foraggi. C’è poi, sempre più frequente, il marchio “latte fieno”, molto spesso abbinato al bio, che significa che quelle vacche da latte (ed i loro parenti) mangiano quasi esclusivamente fieno e foraggi.

Se oltre all’Amazzonia volete spegnere anche il Borneo leggete la lista degli ingredienti sulle merendine. Se volete abbassare la temperatura globale e farvi/ci del bene leggete sempre e comunque le etichette; nel caso dei prodotti bio la provenienze delle materie prime è obbligatoria… e comunque privilegiate i prodotti sfusi, così si riduce anche la plastica.