Dopo Glasgow, segni di vita dall’Unione

22.11.2021

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Dalla puntata del 21 novembre 2021 di Vita nei Campi, di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Qui puoi sentire l’intera puntata del programma.

Ancora con l’amaro in bocca per il “poco di fatto” di COP26, leggiamo con piacevole stupore che la Commissione Europea, per mano del suo vice-presidente e Commissario all’Ambiente Frans Timmermans (quello del Green Deal, per capirci) tenti almeno di batter un colpo.

Infatti pochi giorni fa è stata pubblicata una proposta di regolamento che, qualora approvata, impedirebbe l’uso di commodities (leggasi soia, carne bovina, olio di palma, caffè, cacao ecc.) provenienti da terre deforestate dopo il 2020, sia nei prodotti agroalimentari europei che in quelli che dall’Unione Europea vengono poi esportati verso  il resto del mondo sotto forma di formaggi, insaccati e salumi, dolci e biscotti o anche banalmente (ma “impattantemente” in termini di quantità) sotto forma di mangimi o loro costituenti, come la farina di soia. 

In buona sostanza si andrebbe a costituire un sistema di verifica tramite immagine satellitari (non dimentichiamo che la EU ha investito non poco nei sistemi Galileo e Copernicus, che possono tornare buoni anche a questo scopo) ed una tracciabilità per lotti che consentirebbe di identificare se la soia, il caffè o oltra commodity deriva da appezzamenti dove prima c’era foresta. “Prima” inteso come 31/12/2020, cosa che i sistemi satellitari possono verificare in modo semplice tramite confronto di immagini dei medesimi luoghi in tempi diversi.

Il tutto sembra futuribile ma è assolutamente possibile, quasi semplice… basta volerlo!

Il buon Timmermans ha anche allocato all’operazione la non marginale cifra di 16 miliardi e mezzo per i primi 5 anni  di attivazione e gestione del sistema che auspica possa andare a regime già dal 2023 e prevede pure un sistema di verifica semplificato per le piccole e medie imprese ed un po’ più corposo per le grandi imprese.

Non è una delle soluzioni semplici ed immediatamente cantierabili che preferiremmo, tipo l’iniziativa “4 per mille” che ai tempi di Parigi propose l’allora ministro francese Le Foll, che in buona sostanza disse “facciamo in modo di aumentare del 4 per mille la sostanza organica in tutti i suoli coltivati europei e avremo una bella serie di vantaggi, non solo per la CO2 stoccata ma anche per la biodiversità, la regimentazione e conservazione dell’acqua, la fertilità e quindi la capacità di fare un’agricoltura sana”.

Per rendere operativa la proposta Le Foll sarebbe bastato prendere delle decisioni serie sulla PAC, ma ciò non è quello che hanno consapevolmente scelto gli Stati Membri, cioè i singoli paesi dell’Unione, Italia compresa, stesso ostruzionismo che è in corso sul Green Deal.

Ora vediamo se, come troppo spesso accade, la Commissione prova a fare il necessario salto ma è costretta a ad atterrare pochi centimetri più in là a causa delle zavorre imposte dai Paesi, che ubbidiscono alle loro consorterie interne e trasversali.

Di sicuro ci sarà qualcuno che griderà alla rovina del sistema agro-alimentare europeo ed italiano… quello speciale, di alta qualità, autentico e territoriale…. che però evidentemente ha almeno un paio di dita sulla leva dell’ accelleratore della motosega.

L’iniziativa europea può essere seguita qui: https://ec.europa.eu/…/proposal-regulation…

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