Sfagiolando

18.01.2022

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Dalla puntata del 16 gennaio 2022 di Vita nei Campi, di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Qui puoi sentire l’intera puntata del programma.

Sulla necessità di cambiare le nostre abitudini alimentari per “pesare” un po’ meno sull’ambiente e sulle emissioni climalteranti credo ci sia poco da aggiungere alle tante cose già dette e scritte, c’è invece molto da fare nella pratica, perché, nonostante tutto e nonostante il fatto che cambiare le abitudini alimentari sia di gran lunga la cosa più semplice e rapidamente implementabile…. Troppo pochi lo stanno facendo!
Però l’interesse e il consumo di legumi, soprattutto tra i consumatori bio, sta costantemente aumentando.
Ora bisogna evitare il paradosso e non far loro traversare i continenti ma coltivarli qui.
Come Enos Costantini ci spiegò chiaramente, le terre friulane hanno visto nei secoli la coltivazione di ceci, lenticchie, fagiolo dall’occhio, fave ed altro, prima che il fagiolo sbarcasse dalle Americhe, assieme al mais, e li sostituisse.
Quindi non cè nulla di esotico, nè di difficile, possiamo reintrodurle nelle rotazioni colturali, con beneficio anche del terreno. Le leguminose da granella che si seminano a breve sono la fava, il pisello, la lenticchia ed il cece, che già a febbraio o inizio marzo possono essere messi a dimora. Negli ultimi anni più di qualche agricoltore locale ci si è cimentato ed abbiamo avuto modo di apprezzare fave da consumare fresche e ceci e lenticchie da conservare essiccati.
In tutti i casi la chiave del successo è la gestione delle malerbe (gli erbicidi non sono un’opzione che consideriamo, ça va sans dire!), visto che, soprattutto per lenticchie e ceci, le piante rimangono poco competitive nei confronti delle eventuali infestanti.
Come gestirle allora? Scegliendo terreni un po’ più puliti, usando gli strumenti meccanici come strigliatori e sarchiatrici ma, molto più smart, usando l’astuzia delle consociazioni, ovvero seminando assieme alle leguminose da granella qualcosa su cui possano arrampicarsi e, allo stesso tempo, sia in grado di coprire il terreno e sostituirsi alla flora avventizia. In pratica orzo, frumento o qualche altra coltura il cui ciclo abbia più o meno la stessa durata e produca della granella che poi può o essere consumata assieme alle leguminose, tipo nelle zuppe, o possa ne essere facilmente separata perchè di dimensioni diverse.
La fertilizzazione non è un tema rilevante perchè di leguminose si tratta, quindi l’azoto se lo fissano da sole. Piuttosto aiutiamole con il battere azotofissatore specifico (che non è quello della soia o del fagiolo), che può essere distribuito alla semina. Evitiamo però terreni pesanti e proni al ristagno.
Ma perchè ve ne parlo ora? Perchè se volete seminare ceci, lenticchie e altri legumi poco usuali nella nostra regione dovete muovervi subito per cercare del seme “buono”, nel senso che sia della varietà giusta per crescere e produrre nelle nostre condizioni e che sia di produzione recente e non abbia trascorso anni sugli scaffali, cosa che ne danneggerebbe la germinabilità ed il vigore. Se poi li fate in bio e non doveste trovare il seme bio, considerate i tempi necessari per richiedere la deroga per l’uso di semente convenzionale non trattata. Insomma è tempo di attivarsi.
Che varietà preferire? Purtroppo non ci sono molte esperienze locali per poter dare certezze, ma orientatevi, sia nel caso dei ceci che delle lenticchie su varietà a seme piccolo, che sono più gustose e pregiate, anche perchè hanno la cuticola più morbida e, nel caso dei ceci, che non si separa durante la cottura.
Sarebbe banale concludere con “cogliamo due piccioni con una fava”, nel senso di contribuire alla sostenibilità del pianeta, alla salute e fertilità del suolo, alla salute umana e anche alla sostenibilità economica delle aziende agricole locali, però è proprio così e i piccioni sono almeno 4 per ogni cece o lenticchia seminata!
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