l’aglio

10.02.2022

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L’aglio

Di Vittorio Brusa Articolo pubblicato su Il Piccolo

Se da un lato l’inverno ci insegna la pazienza, dall’altro l’allungarsi delle giornate ci fa pregustare un preludio di primavera. E allora, se proprio non riusciamo a trattenerci, iniziamo a pensare alle primissime colture da poter seminare in febbraio.

Tra queste spicca sicuramente l’aglio: spezia irrinunciabile nei piatti tradizionali, che nel tempo è diventato anche simbolo di buon auspicio e di protezione dal male. Al di là degli aspetti esoterici, l’aglio sembra essere un valido alleato dell’apparato digerente contro crampi e meteorismo, ma il consumo di aglio ha anche azione battericida e regolatrice della glicemia, oltre a fornire all’organismo una grande varietà di micronutrienti (magnesio, fosforo, iodio, ferro…) e importanti vitamine.

La “semina” dell’aglio in realtà non prevede l’uso di semi, bensì di singoli spicchi che devono essere posti a circa 4 centimetri di profondità nel terreno, con l’accortezza di rivolgere il lato del germoglio verso l’alto.

Lo spicchio non deve essere sbucciato: la tunica che lo riveste farà da protezione naturale e lo difenderà meglio da marciumi e eventuali parassiti. Tra uno spicchio e l’altro possiamo lasciare 10 centimetri sulla fila e 25 centimetri tra le file.

L’aglio è una cultura piuttosto rustica e resiste bene al freddo intenso, ma attenzione: il terreno compatto e ghiacciato tipico dei nostri areali è ancora molto difficile da lavorare in questo periodo e tende a rallentare lo sviluppo del bulbo. Per lo stesso motivo l’aglio si sviluppa meglio in terreni sciolti e areati, che consentono un maggiore ingrossamento delle parti sotterranee e drenano meglio l’acqua evitando pericolosi ristagni idrici.

La tradizione contadina suggerisce di seminare l’aglio durante un periodo di luna calante, cioè nella seconda metà del mese di febbraio 2022.

Le teste di aglio potranno essere raccolte dopo circa sei mesi, a giugno/luglio, e annodate nelle tradizionali trecce da appendere.

Una menzione la merita il famoso Aglio di Resia, varietà dalla tunica rossastra tipica della Val Resia, nell’angolo nord orientale del Friuli Venezia Giulia. È un aglio dal sapore aromatico ma delicato, meno pungente rispetto alle varietà più diffuse, eletto presidio Slow Food per tutelarne la produzione in questo territorio molto limitato.

Molti hobbisti del resto del FVG cercano di riprodurre questo particolare aglio nel proprio orto, tuttavia le peculiarità delle colture non dipendono solo dalla loro genetica, ma anche dalle caratteristiche uniche dell’ambiente in cui vengono coltivate.

Approfittiamone per visitare questi bellissimi angoli della nostra regione e provarne i prodotti tipici!

 

 

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