Facciamo due conti con l’azoto

28.02.2022

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Dalla puntata del 27 febbraio 2022 di Vita nei Campi, di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Qui puoi sentire l’intera puntata del programma.

Urea a 75 euro al q.le, nitrato ammonico 61 euro al q.le. Sono tanti? Sono pochi? Tutto è relativo, ma lo scorso anno ne costavano 35 e 22 di euro, rispettivamente, quindi metà e un terzo.

Le cause sono costo dell’energia, dei trasporti, accaparramenti dei soliti stati (che comprensibilmente pensano prima al proprio fabbisogno interno) e speculazioni.

Sta di fatto che ora che si deve pensare alle concimazioni di copertura dei cereali autunno vernini “dare il nitrato ammonico” al frumento è una spesa non indifferente per gli agricoltori convenzionali.
E i biologici? …anche i fertilizzanti organici vedono i prezzi salire, soprattutto a causa del costo dei trasporti, che sempre di energia hanno bisogno, e per le immancabili speculazioni. Però, come da refrain, fare bio non significa sostituire la chimica con qualcosa di naturale ma ripensare il sistema e costruirlo a misura delle risorse locali e con un occhio “lungo”, come ogni azione sui sistemi ecologici ed agro-ecologici richiederebbe. E se di azoto parliamo una vera alternativa è coltivarselo, ovvero usare quel 78% di cui l’aria è composta e farlo fissare in forme utilizzabili dalle piante da chi ne è capace, ovvero i batteri.

Come? In questo momento si può bulare il frumento, ovvero seminare, sul terreno dove il cereale dallo scorso autunno si sta preparando alla levata, una leguminosa come il trifoglio (ma non è al sola). Esso poi si svilupperà, senza mai comunque competere con il cereale che ha diversi mesi di vantaggio, ma fornirà due servizi ecosistemici: tenere a bada le infestanti e, appunto, attraverso i batteri simbionti che vivono sulle sue radici, fissare l’azoto atmosferico e, in parte, trasferirlo al cereale. Costo? 5 euro al kg il seme di trifoglio per 15 kg/ha, per un totale di 75 euro… tanto per fare un calcolo a spanne. Più la semina (uomo e macchina) ma anche più una serie di altri benefici per quanto riguarda il suolo e la biodiversità. Se invece torniamo al nitrato ammonico, almeno 3q.li/ha ci vanno, ovvero 180€, cui vanno sempre aggiunti i costi di distribuzione ma anche gli effetti collaterali di lisciviazione, costi ambientali ecc.

Ad ognuno la libertà di decidere! Agli agricoltori se investire sulla fertilità del proprio terreno, quindi far rimanere in casa tutto il valore dell’attività agricola, o contribuire al PIL ed ai commerci internazionali, nonché all’industria petrolifera.

Ma c’è un’altro livello di scelta, questa volta da parte dei consumatori che si devono confrontare con gli aumenti del prezzo di pane e affini: risparmiare comperando pasta e pane fatti con frumento che proviene dai luoghi del mondo dove costa poco (almeno sinora costava relativamente poco…) e lasciando i conti in sospeso con ambiente e diritti umani, o investire nell’agricoltura locale e gradualmente emanciparsi dai mercati internazionali e dalle loro connaturate incertezze e nefandi effetti collaterali?

Tanto per chiarezza: l’attuale aumento del prezzo del frumento non va a beneficio degli agricoltori ma anche qui, al netto di costi energetici e dei trasporti, va a chi gioca (e specula) sui mercati internazionali.. anche in questo caso tutto valore lontano dalle nostre campagne.

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