Sovesci: è ora di terminarli

10.05.2022

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Dalla puntata dell’8 maggio 2022 di Vita nei Campi, di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Qui puoi sentire l’intera puntata del programma.

Dopo quel che qualunque friulano chiamerebbe “tanto tontonare” da queste lunghezze d’onda sull’utilità e opportunità di inserire nella rotazione colturale, bio e non, i sovesci, o chiamateli colture intercalari, colture di copertura, cover crop, catch crop… sembra che un qualche effetto si possa apprezzare, visto che più di qualche centinaio di ettari in regione, anche quest’anno, hanno potuto godere dei conseguenti benefici.
Il meteo non è stato proprio un alleato e in diverse zone la massa vegetale sviluppata non è eccezionale, ma è comunque tempo di terminare i sovesci autunno-vernini, in modo da prepare il terreno per la semina delle colture estive.
Ça va sans dire, che nemmeno prendiamo in considerazione la terminazione con gli erbicidi, ma ragioniamo sugli strumenti meccanici.
Breve riassunto: che cosa vogliamo ottenere dai sovesci?
Tanta sostanza organica che possa diventare humus o almeno svolgerne parte delle funzioni, nutrienti per le colture che seguiranno (azoto, fosforo, potassio..), recuperare i nutrienti che altrimenti andrebbero perduti (soprattutto azoto), controllare le malerbe riducendo le loro possibilità di germinare, aumentare la biodiversità del suolo e del sopra-suolo, migliorare la fertilità fisica del suolo, in modo da facilitarne la colonizzazione da parte delle radici delle piante coltivate che seguiranno, gestire l’acqua, sia quando manca che quando ce n’è troppa… insomma tanta roba!
E, tanto per fare un esempio, un bel miscuglio di avena, veccia, pisello e qualche crucifera è in grado di fare molto per tutte le finalità sopra elencate, ma se abbiamo fatto tutto bene sino ad ora, dobbiamo anche stare attenti a non vanificare gli sforzi entrando in campo in modo maldestro.
Quindi che fare:
1) decidere il momento della terminazione in base alle finalità principali e a seconda della coltura che seguirà;
2) scegliere degli strumenti che non compattino il terreno ma facciano un lavoro anche grossolano ma “lieve”;
3) guardiamo al meteo, evitando di entrare in campo quando il terreno è troppo bagnato, ma anche puntando a un po’ di giorni in fila di bel tempo per far perder un po’ d’acqua alla massa vegetale;
4) non interrare in profondità la massa, perchè abbiamo bisogno di ossigeno per la sua trasformazione;
5) non fare lavorazioni profonde per evitare i danni al suolo ad esse collegate. Insomma non buttare alle ortiche (in tutti i sensi!) il lavoro fatto dalle essenze del sovescio ma andare ad incassarne tutti i benefici.
Come? La cosa più comune è trinciare e, dopo qualche giorno, interrare superficialmente, in modo semplicemente da sporcare di terra la massa del sovescio ormai appassita, ma il sovescio si può anche solo sfibrare, facendo in modo che l’apparato radicale continui a lavorare per alcuni giorni pur assicurandosi che non vi sia ricaccio.
C’è poi da scegliere come seminare la coltura che seguirà, sia essa soia, mais o girasole: con aratura o, meglio, con minima lavorazione o anche senza? Tutto tenendo presente che potrebbe essere necessario entrare nella coltura in atto per gestire le malerbe.
Insomma le opzioni sono molte ed il loro effetto per nulla secondario sulla riuscita positiva del sovescio.
Per capirne un po’ di più e scegliere il percorso più adatto alla propria azienda AIAB FVG ha organizzato per il 9 maggio 2022 una dimostrazione in campo proprio delle diverse attrezzature per la terminazione dei sovesci, seminati all’uopo lo scorso autunno.

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