L’estate dell’emergenza ci porterà all’autunno della saggezza?

14.09.2022

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Dalla puntata dell’11 Settembre 2022 di Vita nei Campi, di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Cliccando QUI puoi ascoltare la puntata per intero.

Benritrovati a tutti gli ascoltatori!
Riprendo l’usuale intervento con un breve riassunto di quanto accaduto sulla scena agro-ambientale regionale nelle settimane in cui non ci siamo “incontrati”.
Emergenza è stata la parola d’ordine!
Per gli incendi, per la siccità, per i picchi di calore, per i costi dell’energia e dei fertilizzanti, per l’irreperibilità dei pezzi di ricambio e di tutto ciò che serve per la meccanizzazione, per l’aleatorietà e imprevedibilità dei mercati agricoli globali… fino ad arrivare alle zanzare con i virus che possono portarsi appresso.
Non ci sono bacchette magiche per risolvere tutto questo, ma sistemi per prevederlo sì, certo, con un margine di incertezza non trascurabile. Così come ci sono gli strumenti per prepararsi e parare il colpo, almeno in parte, fatti di innovazione ma anche di razionale tecnica agricola classica.
Tanto per illustrare il tutto con qualche esempio: alla siccità, che però va considerata assieme alla problematica delle temperature e non come variabile a sè, si può reagire con tubi e invasi, però bisogna essere certi che poi ci sia l’acqua da farvi scorrere dentro, l’energia per alimentare le pompe e gli euro per pagare tutto ciò, oltre che la disponibilità ad accettare qualche non trascurabile effetto negativo sull’ambiente.
Oppure si può lavorare sulla sostanza organica del terreno, potentissima spugna in grado conservare 340 ettolitri di acqua ad ettaro per ogni punto percentuale, sulla scelta di che colture far crescere e mangiare (mais e soia per le vacche e le galline o ceci e miglio per gli umani), su quella cosa che i dotti chiamano infrastruttura ecologica, ovvero alberi, siepi, fasce inerbite, terreni coperti da vegetazione…. che agisce contemporaneamente anche sul microclima attorno alle colture e sulla temperatura del suolo.
Ci preoccupano i costi di produzione del latte, sotto scopa per gli aumenti su energia e granelle che fanno il giro del globo? E se invece alle vacche si ricominciasse a dar da mangiare erba? In tutte le sue forme: fermentata, essiccata, fresca…. magari facendo spostare non tanto le granelle attraverso gli oceani ma gli animali sulle montagne e colline regionali? Vero che anche i foraggi hanno patito la siccità, però anche qui si può ragionare su suolo, specie e soprattutto vocazionalità dei territori: in malga ci sono state carenze di acqua ma molto meno che in pianura!
Andare sui mercati globali comporta elevatissimi rischi? Vero, ma diciamo che fa parte del gioco, quello stesso gioco che definisce il costo delle materie prime. Alternativa è giocare a qualcos’altro, come la costruzione di mercati locali con accordi di lungo periodo tra agricoltori, stoccatori, trasformatori, rivenditori e magari anche consumatori… oppure, per le aziende che lo possono fare, saltare tutto questo e rivolgersi direttamente al consumatore.
Ah, sì, il consumatore è preoccupato, distratto dall’estate in cui ha riconquistato la libertà e sempre più povero? Non è proprio così e comunque l’unico strumento è l’informazione, assieme alla cultura una delle poche cose di cui “non ce n’è mai abbastanza”.
Ma l’estate dell’emergenza che sta tramontando ci traghetterà in un autunno della saggezza, fatto di prevenzione, lungimiranza e visione d’insieme?
Non credo, ma questa scommessa la perderei volentieri! Intanto vi preannuncio che il 23, 24 e 25 settembre ci sarà in regione un bel weekend tutto dedicato al biologico, da conoscere e da assaggiare, in concomitanza con la giornata Europea del biologico.
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