IL BIO E L’INDUSTRIA

16.01.2023

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Dalla puntata del 15 gennaio 2023 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.

Questa settimana le coscienze alimentari di più di qualcuno sono state scosse dalla trasmissione di Report sui polli allevati da e per Fileni, parte dei quali bio. Non è lo scopo di oggi entrare nei dettagli, visto che non abbiamo modo di verificare e la diatriba tra le parti è già bella accesa. Vorrei solo usare il memento per fare due considerazioni.
1) La prima è assai breve: ma è stato tutto spiegato in modo chiaro? A me pare che si sia mescolato un bel po’ di convenzionale e di bio e lo trovo un’occasione persa. Mi sarebbe piaciuto sentire all’inizio una chiara definizione di che cosa significa allevamento bio, in termini di benessere animale, di alimentazione, di rispetto della fisiologia. La cosa non è semplice da comunicare ma lo faremo su queste frequenze la prossima volta.
2) Molto più topica la seconda sollecitazione: l’industria alimentare italiana è pronta ad occuparsi di bio? A me pare che il biologico, in crescita e che vogliamo continui a crescere, abbia bisogno di dialogare con l’ industria alimentare ed anche con la grande distribuzione. Ma mi pare altrettanto evidente che buona parte dell’ industria alimentare italiana non sia ancora in grado di occuparsi di biologico. Perché continua a cercare di adattare il bio ai modelli convenzionali, intendo modelli di prodotto (pane bianchissimo in formati piccoli, degli animali solo i pezzi pregiati ma che non si veda la forma che ci fa impressione, le mele solo a diametro standard…), modelli di consumo (ancora troppa carne e prodotti animali, pochi legumi e tanti prodotti già cotti e trasformati, scarsa conoscenza della stagionalità di frutta e verdura), modelli di confezionamento (quanti di voi non ne escono frustrati dall’acquistare la frutta bio dentro la plastica?), modelli di distribuzione ( grande offerta sugli scaffali e tanto spreco, troppo scarso il legame con il territorio, standard si qualità che poco hanno a che vedere con quello che il bio intende come qualità), modelli per definizione dei prezzi lungo la catena ( come nel convenzionale i due anelli deboli, che poco pesano sulle decisioni, sono il primo e l’ultimo, ovvero agricoltori e consumatori), modalità di rapporti con i fornitori (la parola filiera si spreca ma troppo spesso non si tratta di altro che di contratti di approvvigionamento, la filiera è un’altra cosa!).
Ma proprio l’eco di trasmissioni come Report dimostra anche che il consumatore può essere un potentissimo grimaldello, se lo vuole ed è disposto a fare quel po’ di fatica per informarsi e capire… e agire di conseguenza nei propri acquisti e nel cambiare le proprie abitudini alimentari. I modi e i luoghi ci sono per “votare ogni giorno con quello che mangiamo” e con gli acquisti che facciamo, basta volerlo e non è questione di spendere di più.
La reazione che mi aspetto (forse che spero!) non è quindi di lasciar perdere tutto ma di diventare ancor più esigenti nel richiedere informazioni e leggere etichette ed esprimere ciò che vogliamo. Tutto però necessità, prima, durante e con continuità, di formazione, altrimenti non si è in grado di discernere anche se sommersi da tutte le informazioni necessarie. Consumatore: hai davvero il potere in mano, se lo vuoi e se ti vuoi prendere questa
responsabilità! Ovvio che senza la disponibilità a capire e a cambiare le abitudini l’esercizio è sterile. Pensate a quanto debbono cambiarne di abitudini e quante sicurezze vengono minate da un agricoltore che passa al biologico dopo decenni di monocoltura… dai, consumatore, ce la puoi fare!

Ispirazione: https://www.aiab.fvg.it/godo/
https://www.youtube.com/watch?v=UiRfmFzrdEI&t=4s

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