Ancora ambrosia, ma non quella che ci piace.

5.06.2024

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Dalla puntata del 02 giugno 2024 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.
Già qualche anno fa abbiamo affrontato il tema dell’ambrosia, non il nettare divino ma quella pianta erbacea che da qualche decennio ha velocemente popolato terreni incolti, spazi ruderali, terreni di riporto, bordi strada e ferrovia, spesso i nostri orti, giardini e campi se il terreno non è proprio ben strutturato e dotato di sostanza organica. L’ambrosia è arrivata accidentalmente in Europa dalle Americhe ed oggi considerata, in Europa, una delle specie alloctone più invasive e pericolose per gli impatti negativi su biodiversità, agricoltura e salute umana.
Il pericolo per la salute umana è legato alle allergie da polline e considerate che ogni pianta del genere Ambrosia pare produca fino ad un miliardo di grani di polline, da qui le ordinanze che “invitano caldamente” allo sfalcio prima della fioritura!

Prima di passare ai consigli per tenerla un minimo sotto controllo alcune considerazioni:
• la sua rapida espansione è legata non solo al fatto di non avere avuto inizialmente nessun nemico naturale (nel senso che non se la mangia nessun erbivoro e gli insetti che se ne cibano sono comparsi di recente), ma anche al fatto che il riscaldamento globale ne ha favorito la produzione di polline. Infatti concentrazioni più elevate di anidride carbonica ne incrementano sensibilmente la produzione;
• è quel che si dice una “specie aliena” che, come altre, trova impreparati non solo noi umani, ma anche le altre specie di viventi, da qui i danni per la biodiversità e l’agricoltura;
• si trova a suo agio su terreni maltrattati, ovvero con poca sostanza organica, ricchi di scheletro (anche dovuto a cantieri), compattati quindi se ci prendiamo cura dei terreni pigliamo due piccioni con una fava!
• aliena è la specie vegetale ma parimenti alieni sono gli insetti che se ne alimentano, ovvero il coleottero Ophraella communa e il lepidottero Acontia candefacta. Il secondo arrivato da qualche anno anche nella nostra regione dai Balcani…. strano giro ma spiegabile con il fatto che era stata introdotta in Russia proprio per contrastare l’ambrosia e da lì ha viaggiato seguendola. Non un caso però che tra i primi rinvenimenti locali ci siano i pressi dell’aeroporto di Ronchi. Tanto per completezza, Ophraella communa invece è verosimilmente atterrata a Malpensa.
Dopo le premesse, che me facciamo con l’ambrosia che ci troviamo in giardino, nell’orto, nei campi? Mettiamo in atto una strategia composta da più elementi (come al solito nei sistemi ecologici non esiste la bacchetta magica) e NON facciamo uso di erbicidi. Quindi:
• discatura o altra lavorazione superficiale e ripetuta durante la stagione, in modo da portare alla luce le radici;
• pacciamatura con materiale vegetale (non passa la luce, l’ambrosia non cresce);
• seminare qualcosa che sia un buon antagonista, come panìco, erba medica o trifoglio. Si può usare come sovescio o come coltura consociata, per tener coperto l’interfila… e già che ci siamo apporta azoto e biodiversità;
• migliorare il terreno con sostanza organica ed evitare di costiparlo calpestandolo con macchine pesanti. In questo modo si favoriscono le altre essenze vegetali, a scapito dell’ambrosia;
• se non riuscite a fare altro almeno sfalciatela prima della fioritura, ma sappiate che ricaccia;
• lasciate lavorare Ophraella communa e Acontia candefacta, il che significa no erbicidi nè insetticidi.

Quest’anno il problema delle allergie da polline di ambrosia appare minore, ma ciò è solo dovuto al meteo. Infatti umidità sopra il 70% ne riduce la mobilità, un sollievo momentaneo purtroppo. 
Prepararsi all’imprevedibilità.

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