Un concetto per alcuni nuovo, magari solo nella terminologia: colture di servizio. Si tratta di colture, quindi specie vegetali seminate o trapiantate, che non hanno come scopo una redditività economica diretta ma sono inserite nei sistemi colturali per esplicare dei servizi ambientali ed anche agronomici.
Qualcuno potrebbe obbiettare che tutte le colture esplicano dei servizi agroambientali, si pensi alle leguminose ed alla fissazione dell’azoto o alle specie che compongono le siepi e albergano gran biodiversità e frenano pure il vento limitando l’erosione del suolo. Vero! Così come invece NON è vero che vengono seminate per motivi non collegati alla redditività/produttività: lo sono ma in modo indiretto! Tecnicamente per colture di servizio si intendono quelle che non vengono raccolte e quindi non si vendono ma “danno una mano” all’agricoltore attenuando l’impatto sull’ambiente delle pratiche agricole ma anche semplificandogli/le la vita e facendogli/le risparmiare dei soldi. Tanto per essere noiosi: i sovesci sono l’esempio perfetto delle colture di servizio: non li raccolgo ma mi danno una mano a ripulire il terreno e a risparmiare sia nei fertilizzanti che nel controllo malerbe!
Ma oggi vorrei soffermarmi su un altro modo di “rendere servizio”: la consociazione di due o più colture dove una non viene raccolta ma si mette al servizio dell’altra per facilitarne la crescita o il raggiungimento di standard qualitativi, oppure ancora per ridurre le necessità di intervento da parte dell’agricoltore. Ancora criptico? Vado con un esempio non casuale: lo sapete quanto insista sulla coltivazione in Friuli e in biologico delle leguminose da granella per uso umano, ebbene, per il cece una delle difficoltà è la gestione delle infestanti, essendo pianta che non copre completamente il suolo come, ad esempio, fa la soia. Abbiamo provato a consociare, seminandole assieme, il cece e la camelina (la crucifera di cui già vi ho parlato lo scorso anno). La strategia è che la camelina fa da dama di appoggio al cece, nel senso che fisicamente sostiene lo sviluppo in verticale evitando che venti e piogge lo allettino compromettendo lo sviluppo e la raccolta dei semi. Inoltre, copre il terreno velocemente e lascia poca luce ai semi di infestanti, riducendone la possibilità di svilupparsi.
Ulteriore innovazione è stato il momento di semina: metà ottobre 2023, usuale per la camelina ma piuttosto inusuale per il cece. La cosa però è stata strategica visto l’andamento meteo dei mesi successivi.
Circa 15 giorni fà la camelina ha raggiunto la maturità dei semi, ma verrà “sacrificata” per portare a buon fine la coltura del cece, nel senso che il cece verrà raccolto ma la camelina no.
E’ un problema il fatto che i semi di camelina cadano al suolo e divengano potenziali infestanti? No, perchè germinano immediatamente e una superficialissima lavorazione (che verrà effettuata dopo la raccolta del cece) eliminerà le plantule.