Di lupini anche più di una gerla!

17.03.2021

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Dalla puntata del 7 marzo di Vita nei Campi, di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia. L’intervento di Cristina Micheloni, qui puoi sentire l’intera puntata clicca l’intera puntata del programma.

Abbiamo più volte parlato della necessità di incrementare la produzione di proteine vegetali e per farlo dobbiamo essere creativi e diversificare, sia nei campi, che in cucina (anche passando per la stalla e le industrie agroalimentari, dove necessario).

Guardando alle leguminose, piante regine quando si parla di proteina ma non le uniche da mettere in campo, un po’ di considerazione la merita il lupino, attualmente pressoché aneddotico per i friulani (almeno per quelli che passano sul puint di Braulins). Esso infatti è secondo solo alla soia in termini di quantità e qualità di proteina e possiede alcuni tratti agronomici che, per areali specifici, renderebbero interessante la reintroduzione.

Parliamo del lupino bianco (Lupinus albus), ma anche, potenzialmente, del lupino azzurro (Lupinus angustifolius).

I lupini sono utili ed interessanti sia come alimento umano che come base per l’allevamento zootecnico. In tutti i casi va considerato il contenuto di alcaloidi, che rende necessario un lungo ammollo prima dell’uso. Tuttavia nell’ultimo decennio si sono rese disponibili delle varietà con ridottissimo contenuto di queste sostanze, cosa che riduce di molto il gusto amaro e ne semplifica l’uso. Infatti sono già in commercio sia farine di lupino che tempeh o altri preparati.

Dal punto di vista agronomico ma anche ecologico, ci piace un po’ di più della soia perché lascia il terreno più ricco di azoto e la fioritura è di grande interesse per api e pronubi in generale. Si può seminare sia in autunno che in primavera, anche molto presto, perché resiste bene alle basse temperature. Però è molto delicato in termini di terreno: non sopporta il terreno calcareo: per farla facile diciamo che I terreni con pH sopra il 7 gli sono ostici.

Di conseguenza non sono molte le aree in Friuli dove può trovarsi a suo agio… ma ci sono, e varrebbe la pena utilizzarle, per colture come questa e non insistere con frumento o soia o girasole che invece hanno esigenze opposte. Anche sulla tolleranza ai terreni con più alto calcare, comunque, la selezione varietale sta cambiando di non poco la situazione e rendendo via via disponibili sementi che resistono anche a terreni più calcarei.  Altra sensibilità è quella all’antracnosi, su cui la scelta della varietà e del seme sano (infatti è un patogeno che si trasmette via seme!) sono fondamentali.

Tra le varietà più recenti con le caratteristiche più interessanti ci sono Frida, Celina e Sulimo.

Per ottenere buone produzioni è necessaria la collaborazione dello specifico batterio azotofissatore, che nel caso del lupino è un Bradyrhizobium. Si può acquistare e distribuire alla semina e dopo qualche anno non è nemmeno più necessario aggiungerlo.

Per gestire le malerbe la falsa semina è una ottima strategia, in alternativa una strigliatura entro 3 giorni dalla semina. Si può anche sarchiare, in modo molto simile alla soia, in questo caso meglio nei pomeriggi, quando la pianta perde turgore e così si riduce il rischio di danneggiarla.

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