Piantumazione di un vigneto e scarsità idrica

9.10.2024

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Dalla puntata del 06 ottobre di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.
Nella scorsa puntata abbiamo ripassato le virtù della sostanza organica e di come il terreno sia la chiave per costruire, tra le tante cose, anche la resistenza alla siccità. Ricordate? Gli acidi umici sono in grado di accumulare acqua fino a 20 volte il proprio peso.
Quindi non ci sono scuse, l’agricoltore pensante sa che deve investire tempo e risorse nell’aumento del carbonio nel suolo. Talvolta però non è così semplice o, banalmente, la tempistica delle operazioni in campagna rende tutto più complicato e tornano utili delle pratiche che sono un po’ dei succedanei o delle scorciatoie, buone per tamponare l’emergenza e ma che non devono affatto essere considerate delle alternative … ma anche le scorciatoie talvolta servono!
Mettiamo che l’inverno sia stato siccitoso e che vi ritroviate a dover mettere a dimora delle barbatelle o un frutteto in ritardo, oppure che la primavera si presenti asciutta e voi non avete avuto modo e tempo di preparare il terreno come si deve, magari con un sovescio o apportando del letame o compost. Mettetevi ora nei panni di una povera barbatella con pochi centimetri di radice, che di certo non è in grado di esplorare, appena piantata, un volume significativo di terreno per procacciarsi l’acqua di cui necessita e di cui il terreno non è così ricco per i motivi appena descritti.
Ecco allora la scorciatoia: accompagnare la messa a dimora della pianta con dei polimeri che producono un idrogel in grado di accumulare acqua anche fino a 370 volte il proprio peso (ovvero 1 g di polimero accumula e tiene vicino alle radici 370g di acqua). La capacità di trattenerla è limitata, qualche giorno, durante i quali cede progressivamente l’acqua alle radici. Poi si reidrata con la risalita capillare e continua a fare il proprio lavoro gonfiandosi e sgonfiandosi. L’effetto reidratazione/cessione dell’acqua si ripete per un buon numero di volte, ma a fine stagione i polimeri arrivano a fine corsa e progressivamente si degradano. I polimeri che si trovano attualmente in commercio (come corroboranti) sono a base di poliacrilati di potassio, ma se ne trovano anche da scarti legnosi. Questi ultimi accumulano meno acqua rispetto ai poliacrilati, ma durano un po’ di più e alla fine si trasformano in humus.
Non sono una totale novità, anzi è dagli anni ‘70 che i ricercatori ci lavorano, ma gli eventi siccitosi degli ultimi anni ne hanno accelerato la sperimentazione e permesso la messa in commercio di formulati in parte nuovi.
Sono stati sperimentati su diverse colture e sulla vite si sono concentrate le maggiori attenzioni, lo ridico: solo per tamponare, nell’anno della messa a dimora, il fatto di non essere riusciti a lavorare su un terreno di buona fertilità fisica e organica. Quindi negli anni successivi bisogna comunque andare di sovesci, inerbimenti e compost! Utili anche se si lavora su un suolo sabbioso, naturalmente povero di sostanza organica (magari però prima ragioniamo se quella location è opportuna per la vite).
Vi lascio anche un link con maggiori informazioni https://www.infowine.com/nuovi-strumenti-per-difendersi…/
Riririsottolineo che è una scorciatoia emergenziale, se volete vedere il biologico fatto bene, vi segnalo la seconda tappa di di Bontà Bio, giovedì 10 ottobre a Terzo di Aquileia, tutti i dettagli sul sito di AIAB FVG: https://www.aiab.fvg.it/…/10-ottobre-bonta-bio-secondo…/

 

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