Fare frumento in Friuli: qualche ragionamento sulla rotazione delle colture

29.09.2025

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Dalla puntata del 28 settembre 2025  di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.

 

Puntata numero 2 della serie “come fare frumento da pane in Friuli”, riprendendo quanto detto la nella scorsa puntata e iniziando a focalizzare, da oggi in poi, su che cosa si può fare per avere migliori chance di coltivare in regione un frumento con buone qualità panificatorie.
Il primo tema è che cosa coltivare prima del frumento stesso per fare in modo che esso trovi già sul posto tutto ciò che gli serve per crescere e produrre al meglio. La situazione ideale è quella che vede il frumento seguire una leguminosa foraggera magari poliennale… sta a dire, per i nostri contesti, un medicaio di 3, 4 o anche 5 anni.
Perché il grano si giova del seguire un medicaio? Non solo per il fatto che il suolo è ricco di azoto fissato negli anni dalla leguminosa. Azoto che, grazie al fatto di essere “organicato”, ovvero facendo parte di molecole organiche, diviene disponibile gradualmente nell’arco della stagione a seconda dell’attività dei microrganismi del suolo che, a sua volta, è funzione delle temperature e dello stato di idrico del suolo. Detto altrimenti: l’azoto diventa “buono” per essere assorbito dal frumento quando le temperature primaverili si alzano e continua ad essere disponibile finché non fa troppo freddo (autunno successivo) e c’è una sufficiente quantità di acqua nel suolo. Teniamo presente questo ultimo punto nel caso di periodi di lunga siccità.
Ma oltre l’azoto c’è di più! C’è la messa a disposizione di altri nutrienti, come il fosforo, che le profonde radici della medica riportano negli strati più superficiali da quelli profondi. C’è la strutturazione del suolo da parte delle radici della medica che hanno avuto modo di lavorare per più anni. C’è l’apporto di sostanza organica, anche se asportate la parte aerea della foraggera, quella radicale resta ed è abbondante. C’è anche l’effetto rinettante sulle infestanti, che dopo una coltura poliennale sono ridotte, ovviamente se il medicaio era pulito e se non faccio troppi danni nel momento in cui lo rompo (conta il momento e il modo!).
Vi ricordo una cosa che vi raccontai qualche anno fa: la Francia è il principale produttore EU di frumento, ne coltiva 4,5 milioni di ha ogni anno, ottenendone circa 38 milioni di ton. In Francia si registrano rese tra le più alte al mondo e con qualità panificabile da media ad eccellente. Poi negli anni il cambiamento climatico ha tirato pure a loro qualche scherzo. Nel Nord della Francia, dove avviene la maggior parte della produzione, negli ultimi decenni ha avuto corso una progressiva e continua riduzione della zootecnia che ha indotto una forte modifica delle rotazioni colturali, andando, appunto, a ridurre drasticamente la presenza dei medicai.
Ebbene: dati alla mano (chiedete a INRAE e alle Camere dell’Agricoltura), meno erba medica nei campi ha significato peggiore qualità dei frumenti. Tant’è che le cooperative agricole e le grandi strutture private che raccolgono e commercializzano il grano francese si sono inventate un “nuovo uso della medica” pur di renderla nuovamente economicamente interessante per gli agricoltori e quindi reintrodurla nelle rotazioni, a tutto beneficio della qualità del frumento.
E che cosa se ne fanno della medica se le vacche non ci sono più? Estratti proteici ad uso umano! Qualcosa di simile è avvenuto in Belgio e in Danimarca, dove la medica va alla produzione di concentrati proteici per i monogastrici come polli e suini. Potremmo anche immaginarci altri usi e nelle prossime puntate vedremo anche delle soluzioni alternative ma ciò che conta evidenziare è che la qualità del frumento si inizia a coltivare ben prima della sua semina.
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