Douce France biò

20.06.2022

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Dalla puntata del 19 giugno 2022 di Vita nei Campi, di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Qui puoi sentire l’intera puntata del programma.

Colgo l’occasione del congresso annuale del biologico europeo, che si è concluso ieri a Bordeaux, per portarvi qualche dato, suggestione, idea, di quello che fanno i cugini francesi.
Ciò ci consente di dare gambe anche al vecchio ma più che mai validissimo motto dell’ecologia
“pensa globale ed agisci locale”… peccato che poi il mondo del business lo abbia interpretato in modo ben distorto.

Torniamo alla Francia. Perché il congresso europeo del bio a Bordeaux?
Perché la Francia ha ripreso un ruolo da protagonista nel settore.

Dopo esserne stata uno dei motori trainanti negli anni 80-90 aveva rallentato nei primi anni 2000 e si era messa in coda ai paesi nordici in termini di competenza tecnica, innovazione e consumo, e ai vicini mediterranei come Spagna e Italia come superfici coltivate. La rimonta è partita proprio allora, con la costituzione di AgenceBio che fornisce con tempismo e dettaglio invidiabile già l’elaborazione dei dati del 2021: 2,78 milioni di ettari coltivati in bio, ovvero 10,3% della SAU, gestiti da 58.413 aziende agricole, ovvero il 13,4%, dando lavoro a più di 200.000 persone.

Ma, al di là dei numeri, quello che rende protagonista la Francia è la solida strutturazione delle filiere, la messa a valore del legame territoriale delle produzioni bio (sarà che il termine terroir lo hanno inventato loro?) e una politica che lavora con continuità, nonostante i cambi di colore politico e le differenze tra governo centrale e regionale.

Fondamentale il ruolo delle comunità locali che si organizzano in territoires bio engagé, qualcosa di simile a quello che AIAB ha definito con il termine di Biodistretti® e dove la parte chiave è la parola “engagé” ovvero impegnati. In che cosa? Nello sviluppo del bio all’interno delle locali politiche del cibo e dell’ambiente.

Ad esempio l’area metropolitana di Bordeaux (28 comuni per 800mila abitanti, 4500ha di SAU e 65.000 pasti al giorno nelle mense) che ha una propria politica del cibo, che non solo include un progressivo aumento di bio locale (non sono scelte alternative come qualcuno da noi insiste a sostenere!), una progressiva “vegetalizzazione”, ovvero diminuzione di prodotti zootecnici a favore di quelli vegetali: leggi legumi, verdura, cereali in tutta la diversità possibile.

E proprio perché il bio fa rima con locale (senza dover mirare all’autarchia), la diversità nei piatti dei bambini a scuola (e poi a casa, grazie all’effetto educativo che i piccoli esercitano sui genitori) si riverbera nei campi, influenzando e diversificando le scelte degli agricoltori.

Ma visto che siamo a Bordeaux non ci si può esimere: 32.528ha di vigneto bio, con una crescita sul 2020 del 33% (dati riferiti alla Regione Nouvelle-Aquitaine). La viticoltura di Bordeaux è arrivata tardi al bio ma ora lo ha fatto in modo deciso, coinvolgendo anche i grandi nomi.

Ma perchè vi raccolto tutto questo?

Se volete per dire “che bravi sti francesi”, ma non era quella l’intenzione, che invece è: prendiamo spunto, ispirazione, ragioniamoci e magari iniziamo a costruire, con genuino metodo partecipativo, una politica del cibo e dell’ambiente targata FVG.

Per ispirazione: https://foodtrails.milanurbanfoodpolicypact.org/ e qualche dato, ben raccolto ed elaborato: https://www.agencebio.org/

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