Dopo le feste … pasta e ceci!

16.01.2024

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Dalla puntata del 14 gennaio 2024 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.
E dopo i bagordi natalizi, niente di meglio che una sana dieta detox, dove i legumi non possono mancare! Oggi è la volta di uno tra quelli più amati dagli italiani, ma non solo dagli italiani: il cece.
È una delle prime colture ad essere state stata domesticata e dobbiamo risalire la corrente della storia di 8000 anni, per arrivare a quando dalla variante selvatica di Cicer reticulatum la selezione operata dall’uomo ha ottenuto il Cicer arietinum. Tutto questo avvenne tra la gli attuali Siria, Turchia, Iran ed Iraq. Da lì poi si diffuse velocemente sia ad est, verso l’India e a ovest, verso il bacino Mediterraneo e l’Africa. Tant’è che oggi risulta il terzo legume da granella come quantità consumata a livello mondiale. I principali paesi produttori sono Australia ed India ma anche nel nostro paese ci sono molti ecotipi fortemente legati ai territori, soprattutto in Puglia e Basilicata.
E’ vero, il nome ha a che fare con Cicerone, ma non propriamente per via del legume, bensì di una verruca di simili sembianze che albergava sul naso di un suo avo… da qui il patronimico. Invece arietinum ci riporta alla similitudine del seme con la testa di un ariete.
E arriviamo alla fatidica domanda: e in Friuli? Il nome il friulano c’è, piçui, quindi presumibilmente il consumo ed anche un po’ di produzione, sempre fino al 1600. Ma la coltivazione è ritornata in auge di recente. Ci sono infatti da 5 o 6 anni alcuni bravi produttori bio friulani che li coltivano e ne curano tutta la pulitura e selezione per arrivare al prodotto finito. La coltura è particolarmente interessante, non solo perchè è una leguminosa ed anche piuttosto rustica, ma anche perchè in grado di fronteggiare periodi siccitosi e anche le alte temperature. Benchè la pianta sia esile, tra l’altro molto bella e peculiare, con fiori bianchi rosati e delle foglioline sempre fresche e umide, riesce a sviluppare la propria radice fino a 2 m di profondità, andandosi quindi a cercare da sola l’acqua di cui necessita. Resiste abbastanza bene anche al freddo, fino a 0°C. Quindi nella nostra Regione si semina a fine inverno, diciamo fine febbraio, e si raccoglie in piena estate. Si stanno sperimentando però anche semine autunnali, cosa che permetterebbe di ottenere piante più sviluppate, con inserzione più alta del primo baccello basale che è un requisito importante per la raccolta meccanica.
Essendo un seme relativamente grosso, va posizionato ad una profondità di 4-6 cm con distanza fra le file tra 40 e 50 cm, però qui valutate la meccanizzazione disponibile, in modo da poter entrare e gestire le malerbe per tutta la stagione. Infatti la pianta rimane di dimensioni limitate e non “copre” mai tutto il terreno… quindi qualcosa bisogna fare! …a meno che non si trasemini qualche altra coltura tra le file. Come tutte le leguminose mal sopporta i terreni troppo fertili che riducono l’allegagione e quelli argillosi perchè portano ad asfissia radicale.
Dicevamo che sono molte le varietà e soprattutto gli ecotipi, però qualcosa di autoctono, in termini di materiale genetico, non c’è. Però potete scegliere tra ciò che arriva da fuori, tra i diversi colori (nero, bianco, rosato), tenendo sempre presente che, come per le lenticchie, quelli più buoni sono quelli più piccoli!
La raccolta ideale si effettua dividendo la mietitura dalla trebbiatura, magari attendendo un paio di giorni in modo da far asciugare la massa… però su piccole superfici si può ottenere lo stesso risultato con la raccolta manuale. Ad ettaro, nelle nostre condizioni, si possono raccogliere un paio di tonnellate.
Ultimo suggerimento: è una coltura rustica ma qualche patogeno lo soffre, quindi rotazioni colturali che lo riportino sullo stesso appezzamento non prima di 4 anni sono da preferirsi!
Due parole sull’uso: dal medioriente arrivano suggestioni sotto forma di hummus e falafel, dall’India in forma di chana masala, da noi più comune la pasta e ceci, dove la combinazione cereali e leguminose offre il pasto perfetto, come nel caso di orzo e fagioli o risi e bisi.
Una curiosità: in Asia le foglie di cece sono utilizzate come alimento ricostituente, grazie al contenuto di minerali anche superiore a superfood quali le foglie delle crucifere o degli spinaci.
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