Il lupino: il meno “addomesticato” dei legumi

29.01.2024

  altri articoli

Dalla puntata del 28 gennaio 2024 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.
Oggi è la volta del lupino, legume nelle forme selvatiche presente con particolare ricchezza di biodiversità nell’America del Nord (con circa 200 specie) e, in modo assai più contenuto nel bacino del Mediterraneo (12 specie). Della forma coltivata ci sono testimonianze che risalgono a 4000 anni fa in entrambe le aree, per poi trovarli sulle tavole sia dei Maya che dei Greci.
In realtà, il termine lupino include 4 forme coltivate che si differenziano per il colore dei fiori (ma non in maniera poi così precisa): il lupino bianco (Lupinus albus), il lupino azzurro (L. angustifolius), il lupino giallo (L. luteus) ed il tarwi (L. mutabilis). I primi 3 sono/erano coltivati nelle aree Mediterranee ed attualmente nel Centro e Nord Europa nonchè in Australia, mentre il quarto si incontra solo in Sud America.
Non ha mai goduto di grade rispetto, nonostante abbia sfamato generazioni di nostri progenitori, tant’è che il miglioramento genetico ha iniziato ad occuparsene molto tardi. Ciò da un lato ci porta ad alcune criticità che vedremo tra un attimo, ma dall’altro svela una grande opportunità di utilizzo (nel senso positivo del termine) della vasta biodiversità disponibile (visto che la biodiversità non è solo cosa da poeti!).
In Regione ce n’è memoria di utilizzo (pensate solo alla cosute plene di luvins che transitava sul puint di Braulins) e di qualche limitata area di coltivazione.
Ecco, appunto, il limite della coltivazione è sinora consistito nella necessità di terreni acidi ed alla grande sensibilità al calcare, cosa che da noi riduce di molto le possibili zone in cui seminarlo. Però a livello di orto… la cosa si può fare! Si semina, da noi, a fine inverno, considerando che la resistenza a temperature sotto le 0°C è limitata, a file ad una distanza tale da poterle sarchiare. Il seme è bello grosso, quindi si può mettere a dimora a 5-6cm di profondità. Sviluppando una radice assai profonda, è in grado di resistere alla siccità. Non necessita di concimazioni e le avversità possono essere costituite dagli afidi, soprattutto in primavere fredde. Però la cosa è gestibile. Il lupino vi regalerà una bellissima fioritura e, verso inizio agosto, i legumi pronti per essere raccolti!
La produttività può essere molto alta e superare le 3ton/ha.
L’altra criticità del materiale genetico è legata all’uso: le varietà tradizionali di lupino contengono diverse molecole che lo rendono amaro. Tradizionalmente il problema si è risolto con lunghi lavaggi in acqua (un po’ come per le olive), successiva cottura e conservazione in salamoia. E’ così che, verosimilmente, li hanno incontrati i pochi di voi che li hanno assaggiati.
Però dagli anni ‘20 dello scorso secolo, in Germania, si è attuato un grande lavoro di ricerca per individuare individui “dolci”, ovvero con basso contenuto degli alcaloidi che conferiscono l’amaro. Ciò ha progressivamente messo a disposizione degli agricoltori delle varietà che non necessitano deamarizzazione. Oggi il lavoro di miglioramento genetico (con metodi classici) ha ripreso slancio anche in Italia, ampliando le caratteristiche anche a quelle agronomiche. Il risultato è che sono disponibili non solo lupini dolci ma anche coltivabili su terreni non per forza acidi e con maggiore resistenza al freddo.
Se a tutto ciò si aggiunge che il lupino è uno dei legumi con una maggiore percentuale di proteine (dal 30 al 45%, roba da fare invidia alla soia!), con pressochè solo carboidrati non amidacei (quelli che non fanno salire il picco glicemico), niente glutine e tanta fibra buona… si capisce perchè l’industria alimentare abbia riacceso i riflettori su questa leguminosa, utilizzandola anche come farina o per la produzione di yogurt vegetali. Nell’Europa Centrale il ritorno del lupino si vede già nelle campagne, la cosa potrebbe essere di interesse anche per noi, andando a complementare la rotazione colturale con una leguminosa generosa anche verso le colture che seguono e che non necessita irrigazione. Cercate le nuove varietà di lupino dolce, ne cito solo quella dal nome più simpatico e di genetica tutta italiana: Arsenio…. Capito il riferimento al ladro gentiluomo… Lupin?
Settimana di pioggia e di terra

Settimana di pioggia e di terra

Dalla puntata del 19 maggio 2024 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l'intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l'intera puntata. La settimana che si va chiudendo ci ha costretti a confrontarci con una quantità ed intensità di...

Aree di servizio … biologico

Aree di servizio … biologico

Dalla puntata del 05 maggio 2024 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l'intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l'intera puntata. Di questi tempi in cui le “emergenziali” decisioni comunitarie hanno spazzato via quel minimo di...

Peronospora: giochiamo d’astuzia

Peronospora: giochiamo d’astuzia

Dalla puntata del 21 aprile 2024 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l'intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l'intera puntata. Con le calde giornate di cui abbiamo goduto fino ad inizio settimana, con temperature ben al di...