Se un tempo i baccelli asciugati, ma non troppo, erano cibo per animali e bambini poveri, mentre i semi venivano utilizzati come unità di misura di oro, diamanti e preziosi… infatti si chiamano “carati”, oggi la polpa di carruba, pastosa e zuccherina, è utilizzata come sostituto del cioccolato. E’ considerata proprio la versione ecologica e salutistiche del cacao, perchè ricorda il sapore del cacao, ma è ricca di fibre e povera di grassi, come il cacao è fonte di antiossidanti, ma non apporta caffeina nè teobromina. In quanto a sostenibilità… abbiamo appena detto della rusticità e longevità dell’albero, nonchè della prossimità di coltivazione, cosa che riduce le migliaia di km percorsi dalle fave per diventare cacao che poi diventa cioccolato e arriva fino a noi.
Ma notevole è anche il consumo inconsapevole di farina di semi di carruba, nota come addensante naturale e nascosto dietro la sigla E410. E’ utilizzato per budini, gelati, crème, salse e confetture. Questo il vero business che ha riacceso l’interesse per il carrubo, pensate che in Portogallo si stanno espiantando agrumi per far largo al carrubo!
Un’altra curiosità? L’addensante E410, la farina di semi di carrubo, in inglese si chiama locust bean gum e si ritiene che le locuste di cui si sfamò il Giovanni Battista nel deserto fossero in realtà baccelli di carrubo.
Chiudo con la mia preferenza:
frutti maturi consumati al naturale separando la polpa morbida dolce e dal sentore di cioccolato, datteri e fichi secchi dalla buccia, talvolta coriacea, e dai semi, con sui si possono fare graziosi monili.
E con piacere e sorpresa vedo ricomparire le carrube pure sui banchi degli orto-frutta locali, probabilmente grazie alle richieste “etniche” di nostri nuovi concittadini.… non vi resta che assaggiare!