Dalla puntata del 18 gennaio 2026 di Vita nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia: intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare la puntata.
E siamo alla decima puntata sul tema del produrre grano per farci il pane in Friuli Venezia Giulia!
Sottotema del giorno: la fertilizzazione azotata e dico subito che andrò per super-semplificazioni, non me ne abbiano a male coloro che, giustamente, evidenzieranno come le dinamiche della fertilità del suolo siano ben più complesse.
Dunque, vogliamo del grano con una buona percentuale di proteina e questa si ottiene se, tra i diversi fattori, la pianta del frumento ha a disposizione sufficiente quantità di azoto. Ma in che momento? Percorriamo velocemente la vita di una pianta di frumento:
1) germinazione, in questa fase la plantula si sviluppa usando quello che è contenuto nel seme, la fertilità del suolo diventa rilevante da quando ci sono delle radici attive;
2) accestimento, fase in cui si sviluppano diversi culmi da un’unica pianta. Qui la disponibilità di azoto nel suolo è rilevante perchè condiziona il numero di culmi che andranno a produrre spighe fertili;
3) all’inizio della levata, quando si ferma l’accestimento e i culmi crescono velocemente in altezza (viraggio) la disponibilità di azoto, ma anche di fosforo, influenza il numero di fiori per spiga e durante la levata la disponibilità di azoto influenza la percentuale di allegagione delle spighe e, di conseguenza, il peso delle cariossidi (semi).
E fin qui lo stato di fertilità del suolo o quello che facciamo per portare fertilità può andare ad impattare sulla quantità prodotta e sulla salute e lo sviluppo generale della pianta.
Arriva poi la fase in cui le cariossidi si riempiono, a cominciare dall’amido, ultima viene la proteina. In questa fase ciò che va al seme deriva dalla fotosintesi della spiga, ancora verde, della foglia bandiera e dell’ultimo internodo. La proteina che ci troveremo nel seme deriva dai tessuti di altre parti delle piante, che avvicinandosi alla fine del ciclo traslocano tutto ciò che possono verso il seme… la pianta investe nelle generazioni a venire insomma! In questa fase i nutrienti presenti nel suolo non hanno alcun ruolo.
Tornando a che dobbiamo fare per la fertilizzazione: una buona fertilità di base garantisce che vi siano nutrienti a sufficienza per le fasi iniziali, molto dipende poi dal meteo e dal tipo di terreno e della sostanza organica in esso contenuta. Però va fatta anche una riflessione sulla possibilità di intervenire con una fertilizzazione azotata al suolo prima della levata e, se le condizioni lo rendono necessario, con una fertilizzazione, sempre organica, ma fogliare poco prima del riempimento delle cariossidi, proprio per spingere quel po’ di proteina in più.
La fertilizzazione per via fogliare è sempre l’ultima spiaggia, ma se le condizioni lo rendono utile… facciamolo, con criterio!
Alla prossima con che tipo di fertilizzante usare!