Quando la leguminosa è un albero: il carrubo.

25.02.2024

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Dalla puntata del 25 febbraio 2024 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.
Il carrubo (Ceratonia siliqua) è un bell’albero originario di Siria e Palestina, che offre apprezzati servigi quali ombra e rinfresco nelle ore mediterranee più calde, ma anche frutti e semi commestibili. La Sicilia ne è il principale produttore mondiale, mi riferisco alla quantità di semi e polpa di baccello raccolto. I frutti di molte delle più che centenarie piante di carrubo in Sicilia, Sardegna e altre zone mediterranee non vengono nemmeno raccolte, o, meglio, non venivano raccolte fino a circa 5 anni fa, quando c’è stata una vera e propria riscoperta del carrubo. Due i motivi del ritrovato interesse: 1) da un lato il fatto che la pianta è molto rustica, nulla chiede dopo la messa a dimora, cresce bene nei terreni aridi e poveri, compresi i suoli molto calcarei, come sempre per i legumi si fissa da sola l’azoto, sta bene al caldo ed al secco e, grazie ad una radice molto sviluppata, non soffre affatto la siccità. Per contro, soffre le basse temperature e in genere non sopravvive alle gelate invernali. Quindi da noi… stenta, nonostante il cambiamento climatico; 2) dall’altro la composizione del frutto, cosa da vero superfood in termini di proteine, alto potere saziante e bassa quantità di zuccheri, oltre a molte molecole attive e benefiche.
Se un tempo i baccelli asciugati, ma non troppo, erano cibo per animali e bambini poveri, mentre i semi venivano utilizzati come unità di misura di oro, diamanti e preziosi… infatti si chiamano “carati”, oggi la polpa di carruba, pastosa e zuccherina, è utilizzata come sostituto del cioccolato. E’ considerata proprio la versione ecologica e salutistiche del cacao, perchè ricorda il sapore del cacao, ma è ricca di fibre e povera di grassi, come il cacao è fonte di antiossidanti, ma non apporta caffeina nè teobromina. In quanto a sostenibilità… abbiamo appena detto della rusticità e longevità dell’albero, nonchè della prossimità di coltivazione, cosa che riduce le migliaia di km percorsi dalle fave per diventare cacao che poi diventa cioccolato e arriva fino a noi.
Ma notevole è anche il consumo inconsapevole di farina di semi di carruba, nota come addensante naturale e nascosto dietro la sigla E410. E’ utilizzato per budini, gelati, crème, salse e confetture. Questo il vero business che ha riacceso l’interesse per il carrubo, pensate che in Portogallo si stanno espiantando agrumi per far largo al carrubo!
Un’altra curiosità? L’addensante E410, la farina di semi di carrubo, in inglese si chiama locust bean gum e si ritiene che le locuste di cui si sfamò il Giovanni Battista nel deserto fossero in realtà baccelli di carrubo.
Chiudo con la mia preferenza:
frutti maturi consumati al naturale separando la polpa morbida dolce e dal sentore di cioccolato, datteri e fichi secchi dalla buccia, talvolta coriacea, e dai semi, con sui si possono fare graziosi monili.
E con piacere e sorpresa vedo ricomparire le carrube pure sui banchi degli orto-frutta locali, probabilmente grazie alle richieste “etniche” di nostri nuovi concittadini.… non vi resta che assaggiare!
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