Legumi da granella come cibo quotidiano: i tanti ottimi perchè.

9.04.2024

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Dalla puntata del 07 aprile 2024 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.
Come avrete, spero, apprezzato ed ascoltato non solo con le orecchie ma anche con i correlati neuroni che spingono ad agire, è da 7 mesi che vi ammorbo con le leguminose da granella ad uso umano, ovvero da utilizzarsi direttamente come alimento per noi, senza transitare attraverso gli stomaci di altri animali per divenire carne, latte uova.
7 mesi significa più o meno 15 puntate per più o meno pari numero di diversi legumi e non li abbiamo nemmeno terminati, potremmo ancora dire della roveja, del fagiolo di Spagna o di quello di Lima, piuttosto che delle tante declinazioni del genere Vigna oltre il fagiolo mungo o l’azuki.
Ma perchè ho insistito così tanto? Perchè davvero la coltivazione di più legumi ad uso umano è la chiave per cambiare in meglio, molto meglio, i sistemi agricoli, ma per farlo è necessario che vi sia, in parallelo, un cambiamento delle abitudini alimentari che vada a ridurre il consumo di proteine di origine animale e porti in tavola ogni giorno (sì, ho detto ogni giorno!) dei legumi. Non c’è il pericolo della monotonia, decine sono i legumi che si possono usare e migliaia le ricette per la loro preparazione e l’alibi del “non ho tempo” non regge, visto che molte preparazioni sono davvero veloci e conservabili per più giorni.
Più legumi nei campi significa terreni fertili e sani: fissano l’azoto atmosferico e quindi non richiedono l’uso di fertilizzanti azotati di sintesi che, oltre a costare ed emettere gas serra, sono sempre a rischio di lisciviazione dei nitrati nelle acque che poi ci beviamo e che finiscono nei corsi d’acqua eutrofizzandoli.
Sono strategici per il ricircolo e l’aumento di disponibilità del fosforo che c’è nel terreno e abbiamo diverse volte detto di quanto il fosforo sia ormai il fattore limitante, visto che la sua estrazione sta ormai raschiando il fondo delle miniere.
Sono una chiave per riaccendere l’attività microbica dei suoli e riportarli alla salute, all’equilibrio ed alla capacità di resistere al cambiamento climatico ed agli eventi meteo estremi che ne sono conseguenza, continuando a produrre cibo.
Ma per ottenere tutti questi benefici che vanno sotto il nome di servizi ecosistemici, la coltivazione dei legumi deve avvenire con il metodo biologico, ovvero senza ricorrere a fertilizzanti di sintesi, che bloccano i batteri azotofissatori, senza l’uso di erbicidi e di altri fitofarmaci di sintesi che vanificano ogni tentativo di riattivare la vita nel suolo. Per contro, la coltivazione biologica valorizza e “usa” in modo intelligente i legumi da granella inserendoli nelle rotazioni colturali in modo funzionale, ovvero facendo in modo che l’azoto fissato vada poi anche a beneficio delle colture che seguono.
E se vogliamo anche essere coerenti riducendo i trasporti e rivitalizzando i sistemi agricoli dei campi attorno a casa nostra è bene che i legumi che mangiamo siano anche coltivati qui!
Già tanta roba, ma aggiungo due elementi: la diversità delle leguminose è tanta e tale da consentire di trovare la specie, la varietà e l’ecotipo più adeguato, ovvero che cresce con relativa facilità, in ogni clima e terreno di oggi e di domani (ovvero con l’imprevedibilità climatica che stiamo affrontando). I legumi hanno una ottima conservabilità, cosa che può permetterci di ridurre drasticamente lo spreco di cibo.
E per oggi nulla dico di quanto bene ci facciano: mangiate e coltivate legumi biologici locali!
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