Eppure il bio cresce ancora!

28.07.2024

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Dalla puntata del 28 luglio 2024 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.
Freschi di pubblicazione i dati ISMEA che descrivono il settore del biologico italiano nella parte di produzione, di trasformazione e di una parte del mercato, con la situazione a fine 2023 sul biologico italiano.
In estremissima ed indifferenziata sintesi: il biologico italiano cresce ancora, raggiungendo i 2,5 milioni di ettari (+4,5% rispetto al 2022), con un buon 500 mila in conversione, quindi di aziende nuove o che si sono ampliate o che hanno progressivamente allargato la parte di bio nell’azienda).
Con questo ulteriore salto in avanti la superficie biologica italiana arriva quasi al 20% della SAU, quindi non troppo lontani dal fatidico 25% entro il 2030. Della SAU bio due terzi sono seminativi (42,1%), con colture industriali e foraggere, meno proteaginose e cereali in calo, seguiti da prati e pascoli (29,7%), colture permanenti (22,8%) meno agrumi e frutta sia estiva che melo e più frutta a guscio e ortaggi (2,5%).
Ma dove cresce di più il bio? Centro e nord crescono più del sud, andando a riequilibrare in parte la distribuzione pur sempre sbilanciata verso sud. Interessante il fatto che aumentino i produttori/preparatori, ovvero quelle aziende agricole che effettuano anche la trasformazione in prodotto finito e saltano intermediari.
Zootecnia in leggero aumento per i bovini, meglio gli avicoli da uova e da carne.
E cose sono andati i consumi? Nel 2023 sono arrivati a 3,8 miliardi di euro, ovvero +5,2% sul 2022. Da tenere conto però che il prezzo per il consumatore dei prodotti bio è aumentato molto meno rispetto al prodotto convenzionale. Ciò andrebbe un attimo analizzato in dettaglio, ma se in proporzione si comprime il prezzo al produttore, ciò non va bene! Tanto per metterci un nome: i cereali e le altre commodity come soia e girasole hanno oggi, in bio, un prezzo drammaticamente basso sui mercati internazionali e nazionali, il perchè ha a che fare con le importazioni da fuori EU, che sono aumentate del 37,8%, ma un numero che il report ISMEA non ci dice è quanto bio arriva in Italia da altri paesi EU come Romania (cereali, girasole, soia) o Polonia (soprattutto cereali ma anche mele!).
Da notare una aumento del consumo di vino bio + 6,9%, si consuma invece molta meno carne bio, ma ciò è una tendenza generale.
Zoomando sul FVG: superfici in aumento anche qui, raggiungendo i 21.500ha, ovvero il 9,6% della SAU, gestiti da 924 aziende agricole bio su un totale di 1131 operatori certificati. Anche qui calano i cereali, a meno che non siano lavorati in loco e valorizzati, mentre aumentano le colture industriali, aumenta un po’ la vite ed aumentano anche gli ortaggi, la frutta a guscio e le leguminose da granella (e qui mi prendo un po’ del merito, visto l’annata passata a disquisire di ceci, lenticchie e fagiolini!). Aumentano anche le foraggere, i prati e i pascoli ma non proporzionalmente aumentano i bovini che dovrebbero pascolarci sopra.
Mi verrebbe da concludere che “il bio cresce nonostante”:
• nonostante una politica distratta ed incoerente a livello nazionale e apertamente avversa a livello regionale;
• nonostante la crisi economica che riduce la possibilità di scegliere per molte famiglie, ma che evidentemente continuano a scegliere di mangiare bene;
• nonostante la confusione creata dal tanto greenwashing, che propone termini non regolamentati per mettere in mostra preziosità ambientali che sono poco più che cocci di bottiglia (esempi? Rigenerativo, residuo zero o poco residuo, naturale, ecologico, climaticamente neutro…);
Nonostante annate complicate dal meteo, che però sta mettendo in luce come il biologico sia davvero più resiliente e capace di adattarsi agli imprevedibili eventi estremi. Questo punto quindi lo tolgo dai “nonostante”.
Proviamo a fare ancora meglio? Si può fare e anche facilmente, rendiamo possibile l’uso serio e continuativo di prodotti biologici regionali nella ristorazione scolastica ed ospedaliera, evidenziamo l’origine regionale sull’etichetta del bio… ma soprattutto facciamo cultura, di quella che si coltiva e che si mangia e che diventa sana abitudine.
Buona estate!
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