Dalla puntata del 03 novembre di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata
Anche questa settimana rimaniamo sull’allevamento e su qualche idea per adeguarlo al clima che cambia. Questa volta parliamo di avicoli: galline, polli, oche e anatre!
Questi animali, quando allevati nei capannoni (ovvero nella stragrande maggioranza dei casi) soffrono moltissimo le estati calde, tanto da dover equipaggiare gli allevamenti con ventilatori e altri sistemi per abbassare la temperatura. Chi fa allevamento biologico fa uscire gli animali e assicura loro la possibilità di razzolare e muoversi nelle ore diurne, perchè di notte i predatori sono in agguato, quindi gli animali devono essere protetti all’interno.
Ma anche nel caso della disponibilità di spazi all’esterno, le alte temperature medie estive, i picchi di calore e la ventosità diventano fattori impattanti sul benessere degli animali e sulla loro salute.
Poter uscire all’aperto è già di per se un netto miglioramento del benessere animale, se poi diminuiamo i “numeri” degli animali allevati per unità facciamo un altro passo in avanti (anche qui i biologici sono già regolamentati su un massimo di 3000 galline per unità, che sono davvero pochissime rispetto alle decine di migliaia degli allevamenti convenzionali!).
Un ulteriore significativo miglioramento, che tra l’altro comporta un sacco di ulteriori vantaggi in termini di protezione del suolo, migliore gestione delle deiezioni e più equilibrata alimentazione, è piantumare l’area dove gli animali possono uscire. L’idea è creare, con gli alberi, zone ombreggiate e protette dal vento, nonchè mantenere parte dell’umidità del suolo. La copertura arborea inoltre protegge gli animali dalla vista dei rapaci e le galline lo sanno bene, infatti se il terreno è aperto rimangono a pochi metri dai ricoveri, mentre se si sentono protette dalle chiome scorazzano su tutta l’area disponibile. Ciò significa che possono scegliere la parte più ventilata o più ombreggiata o più riparata a seconda della stagione e dell’ora del giorno. ma permette anche agli avicoli di razzolare su una maggiore superfice e quindi trovare le proteine di cui hanno bisogno negli insetti, larve e lombrichi che abitano il suolo trovando anche le vitamine di cui necessitano nelle plantule che stanno crescendo e ciò si vede dal colore del tuorlo. Razzolare su superfici ampie significa anche distribuire le deiezioni ed evitare quello che i tecnici chiamano inquinamento puntiforme, ovvero tanto azoto (in questo caso) in pochissimo spazio.
Ma non dobbiamo pensarlo un sistema meramente bucolico: ci sono delle regole pragmatiche per fare in modo che si possa applicare anche in aziende di media dimensione che debbono, giustamente, fare reddito. Allora dobbiamo calcolare la distanza tra gli alberi in modo tale da permettere il passaggio del trattore; dobbiamo scegliere alberi a veloce accrescimento e portamento differenziato, quindi un bel misto di specie autoctone; dobbiamo evitare piante con impalcatura bassa, dove le galline ad esempio possano salire e rimanere anche la notte, perchè ciò le esporrebbe ai predatori; dobbiamo anche portare l’acqua a disposizione degli animali mentre sono all’esterno, proteggendo però gli abbeveratori dagli uccelli selvatici; infine, dobbiamo tenere ben pulito il prato ed evitare che si formino delle sorte di nidi, dove le galline andrebbero a deporre, facendoci così perdere parte delle uova.
Il rischio dell’aviaria rende il tutto un po’ più complesso ma anche per questo basta organizzarsi!