Abbiamo già detto di quanto sia importante tenere protetto il suolo dagli eventi atmosferici e in questo periodo i nostri orti espongono il terreno nudo alla pioggia, che forse è la volta buona che arriva.
Se il terreno è nudo e non coperto dal sovescio che avete seminato a novembre, è meglio se lo proteggiamo dall’acqua meteorica che ne distruggerebbe la struttura superficiale, liscivierebbe parte dell’azoto presente e, se le piogge fossero prolungate, rallenterebbe la ripresa dell’attività microbica, lo sgrondo dell’acqua e, di conseguenza, il momento in cui si potrà riprendere le attività orticole.
Possiamo cogliere l’occasione per prendere i famosi 2 piccioni con la solita ed una sola fava: mentre copro il terreno per proteggerlo lo fertilizzo anche, aggiungendo sostanza organica che si trasformerà nei primi centimetri di suolo e, a primavera, mi lascerà il terreno soffice, fertile e pronto per i trapianti.
Già che ci siamo evitiamo anche di spendere dei soldi e facciamo tutto con le foglie secche degli alberi del nostro giardino o dei dintorni, quelle che il vento ha accumulato e le recenti precipitazioni hanno reso più facili da trasportare e da far restare sul suolo. Portate pure una bella massa di foglie sulle aiole da proteggere, qualcosa che formi una coltre di almeno 15cm di spessore, ma anche di più. Tutte le foglie, intendo di qualunque specie di albero, vanno bene, tranne le magnolie (che sono piuttosto coriacee ci mettono troppo tempo a degradarsi) e le conifere, o meglio, gli aghi delle conifere possono starci ma in quota parte limitata sull’intera massa.
Se non sono abbastanza umide bagnatele un po’, solo perchè non volino via, ma meglio se questo lo fa la pioggia. Le foglie da sole hanno un elevato contenuto di carbonio ma poco, pochissimo azoto, quindi si trasformeranno in utile humus ma in tempi un po’ lunghi. Se volete accelerare il processo, tanto da avere le aiole pronte a primavera, e migliorare la fertilità del suolo, aggiungete un po’ di letame oppure del pellettato naturale, a base di stallatico o di pollina o quello che trovate, purchè contenga un 10% di azoto. I microrganismi del suolo ve ne saranno grati perchè al pane (il carbonio delle foglie) avrete aggiunto qualche fetta di salame (l’azoto delle deiezioni animali). Se volete stare tutto sul vegetale aggiungete del “tofu” sotto forma di compost vegetale o della borlanda, insomma qualche forma azotata che deriva da proteina vegetale. Potete continuare la metafora del “panino” anche nella distribuzione, ovvero uno strato spesso di foglie uno sottilissimo di pellet o quello che avete scelto, un altro strato spesso di foglie e ci siete, oppure continuate per un ulteriore giro.
Se le temperature rimarranno miti la fermentazione superficiale comincerà a breve, se arriverà del freddo vero i microrganismi staranno in pausa ed attenderanno giorni più caldi per iniziare la digestione.
A marzo o aprile o quando vorrete procedere con le semine o i trapianti, dovrete solo rimuovere le parti grossolane rimaste e, senza lavorare il suolo o, se proprio non riuscite a trattenervi, lavorandolo solo in superfice, procedere con le nuove colture. Tutto ciò che di grossolano rimuovete mettetelo nel cumulo del compost.
Se volete giocare con un po’ di biotecnologia, diluite degli inoculi batterici (di micorrize, di batteri azotofissatori, di microrganismi effettivi… ma anche del banale lievito di birra) e distribuiteli sulla coltre di foglie.