Dalla puntata del 06 aprile 2025 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.
Come promesso e dopo avervi certamente convinti di quanto diversificare il sistema vigneto sia fondamentale, oggi passiamo al “come” si fa ad applicare i concetti della agroforestazione in viticoltura. I modi sono molti e l’essenziale è scegliere un’architettura che risulti adeguata allo specifico posto, sistema colturale, persone che ci lavorano, tipo di vino che si vuole ottenere ecc.
Nei pochi minuti a disposizione riassumo brutalmente che i modi sono essenzialmente 4:
• le viti maritate con gli alberi di Romana memoria, dove gli alberi prendono il posto di pali e fili e le viti, che liane nascono e rimangono, si arrangiano a trovare la propria via arrampicandosi su di essi. Bello, ecologicamente perfetto ma assai difficile da implementare in un sistema che vuole produrre e vendere il vino. Ma rimane un’opzione per il livello domestico o dimostrativo o didattico o ornamentale;
• le siepi e le alberature attorno al vigneto, che non intralcino le operazioni anche meccaniche ma apportino alcuni dei benefici, come insetti ed organismi utili, protezione dalla deriva dei vicini, protezione delle scoline e filtrazione dell’acqua e un parziale contributo al microclima se le parcelle a vigneto sono non troppi grandi e se le siepi le circondano completamente o quasi;
• un filare di alberi da frutto e da forestazione alternati e mescolati ogni 8-10 filari di vite, a seconda di esposizione, pendenza, sesti d’impianto…considerando di mettere a dimora almeno 150 alberi a ettaro. In questo caso si aggiungo i benefici di mitigazione dei colpi di calore, parziale ombreggiatura, maggior interazione a livello di radici che rendono maggiormente disponibili i nutrienti, sviluppo di un microbiota del suolo assai diversificato ed efficiente che rafforza le piante di vite. Per contro, si complica un po’ la gestione, ma non poi troppo, visto che nel vigneto si può operare anche meccanicamente senza restrizioni. Con l’accrescimento delle piante arboree ed a seconda di come le si vuole gestire, può diventare preferibile l’espianto di una ulteriore fila di vigneto per meglio gestire le frutticole, ma non è per forza così;
• un’area alberata, ma non dimentichiamo gli arbusti, inframmezzata ad un vigneto standard. In pratica si vanno a creare delle isole di bosco nel vigneto. Anche qui la densità, il tipo di specie, la dimensione, vanno stabilite a seconda dell’esposizione, del suolo e di tutte le caratteristiche del luogo.
Molto cambia, nelle possibilità di costruzione del sistema vitiforestale, dal fatto che si parta da un vigneto esistente o se ne pianti uno nuovo. Ma un punto su cui certamente l’attento ascoltatore si starà interrogando è: ma quanta produzione perdo? Vero che tolgo superfice al vigneto, quindi un po’ di uva per ettaro in meno la produrrò, però il tutto deve essere controbilanciato da vantaggi quali l’equilibrio tra parassiti ed utili, mitigazione degli estremi climatici, miglioramento del suolo e tutte le cose di cui abbiamo detto la scorsa puntata… tanto da equilibrare economicamente la scelta.