Dalla puntata del 18 maggio 2025 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.
L’effetto meteorologico del cambiamento climatico che abbiamo sotto gli occhi in questi mesi è il prolungarsi di piogge di grande intensità, qualcosa che abbiamo vissuto anche nelle scorse due primavere/inizio estate.
In agricoltura ciò sta comportando diversi disagi, non solo legati alla gestione dei patogeni, ma principalmente all’agibilità del terreno, da parte delle piante e degli agricoltori.
Che cosa intendo: che la pioggia continua ha comportato uno status di elevata bagnatura dei terreni, per cui diverse semine primaverili non si sono potute effettuare o lo si è fatto con ritardo perchè le macchine agricole, come le seminatrici, non possono entrare in campo con il terreno in tali condizioni. Laddove si è riusciti a seminare le plantule si sono ritrovate in condizioni di asfissia o comunque non ideali per iniziare la crescita. Stessa situazione per la gestione delle infestanti, poichè strigliatori e sarchiatrici o altre macchine per la loro gestione meccanica non possono entrare in azione. Chiaro che molto dipende dal tipo di suolo (sulla sabbia o sui sassi l’acqua sgronda più velocemente che nell’argilla) ma anche da come il suolo è gestito, miglior struttura, più brevi i tempi necessari a drenare l’acqua in eccesso e le radici delle piante sono di grande aiuto, ovvero nel caso di terreni coperti da vegetazione attiva o suoi residui.
Però c’è un fattore imprescindibile quando spesso negletto: la regimentazione delle acque a livello aziendale e sovra-aziendale, ovvero quella rete di fossi, fossati, canali e dreni (laddove necessario) che fa fare alla gravità il grosso del lavoro e che possiamo facilitare baulando i campi, sistemando le altimetrie e…. mantenendo o riattivando i fossati! Proprio i fossati a bordo campo sono un elemento chiave, quelli che sono stati interrati, coperti per facilitare la meccanizzazione, disconnessi dal reticolo funzionale allo sgrondo o banalmente abbandonati.
Per riattivare o rivedere la sistemazione idraulico-agraria degli appezzamenti serve un professionista e la capacità di visione e azione su scala più ampia di quella aziendale, ma almeno la manutenzione dei canali della nostra proprietà è qualcosa di cui ci si può prendere cura di propria sponte.
Manutentare i canali per mantenerne l’efficienza non significa eradicare tutte le piante e men che meno cementificarli, ma controllare le pendenze e le profondità, pulire dalla vegetazione arbustiva l’interno ma mantenere le fasce inerbite e non lavorate che li costeggiano ed, anzi, pensare pure ad alberarle almeno su un lato. Dico su un lato così l’altro rimane libero per la manutenzione ed il necessario passaggio delle attrezzature meccaniche. Però le piante, meglio se alberi e arbusti, qui possono giocare un ruolo di filtro e di stabilizzazione delle sponde, prezioso proprio nei casi di precipitazioni continue e pesanti, partecipando, come effetto collaterale, anche all’infrastruttura ecologica che incrementa la biodiversità.