Dalla puntata del 27 luglio 2025 di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata
In questa ultima puntata della stagione vado a chiudere su agricoltura e cambiamento climatico, spostando l’obiettivo: vediamo che cosa sta già cambiando e cambierà nelle nostre abitudini alimentari:
• il caffè – le varietà di Arabica, quelle più pregiate, che compongono buona parte delle nostre miscele, cresce bene a temperature tra il 18° e i 22°C ed è in forte crisi. Le varietà di Robusta invece sono a proprio agio tra i 22° e i 28°C. Abituiamoci quindi a bere un caffè diverso e verosimilmente più caro;
• il cacao – va come il caffè, tanto che si stima che un terzo delle piante di cacao rischi di scomparire entro il 2050. Anche qui, abituiamoci a cioccolate diverse, il carrubo è un’alternativa nostrana;
• la vaniglia – ancor più a rischio visto che cresce in aree geografiche molto ristrette ed è particolarmente suscettibile a causa della strettissima base genetica, che sta ponendo la specie a serio rischio di estinzione;
• l’olio di oliva – nell’Unione Europea la produzione è già crollata del 39% nel 22-23 e non sembra riprendersi, nonostante i nuovi impianti anche in aree nuove e più fresche.
• il riso – cala la produzione a causa di siccità e alte temperature, che tra l’altro riducono il livello di nutrienti nel chicco e ne peggiorano la consistenza. Quindi meno riso, più costoso e meno nutriente e per i risotti dovremo cambiare tecniche di tostatura!
• il vino – non solo la piovosità intensa e concentrata o la siccità, ma anche le alte temperature stanno mettendo a rischio il vino in quantità e in qualità (su questo Zironi ci ha già più volte spiegato il perchè!). Berremo meno? Già lo facciamo e non è un totalmente male, ma chiediamoci che cosa berremo negli anni a venire… so di aprire un dibattito potenzialmente infinito!
Veniamo alle produzioni più locali:
• la frutta primaverile, come ciliege e albicocche – è sempre più a rischio causa temperature tiepide d’inverno che inducono in inganno le piante e le rendono vulnerabili ai ritorni di freddo primaverili. Sempre meno impollinatori e ancor meno nelle primavere piovose, quindi ridotta impollinazione. Nuovi e più aggressivi patogeni e parassiti si mangiano quel po’ che resta. Non per farla tragica, ma la situazione anche in Regione è molto complicata;
• gli ortaggi invernali, i radicchi o le verze, sono orfani del freddo che li rende morbidi e saporiti. Un vero peccato ma dovremo anche qui cambiare ricette.
Abbiamo descritto diverse tecniche e strategie per adattarsi al cambiamento climatico come agricoltori, ma anche al consumatore tocca di fare la propria parte. Qualcuno ultimamente ha detto che chi può scegliere è un “pioniere del clima”, mentre chi subisce gli effetti senza possibilità di azione è un “rifugiato climatico”. Sarebbe equo potessimo tutti essere pionieri. I consumatori dei paesi ricchi sono in posizione privilegiata ma, se consapevoli e responsabili, possono dare possibilità di scelta anche ai pionieri climatici dell’agricoltura e ai consumatori meno privilegiati. Buona estate!