Dalla puntata del 7 dicembre 2025 di Vita nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia: intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare la puntata.
Già il fatto che siamo alla settima puntata sul tema del fare del grano da pane attesta quanto la cosa non sia banale e quanto sia questione di mettere assieme tanti aspetti diversi, in una strategia adeguata al luogo di coltivazione, al meteo dell’annata, alla meccanizzazione disponibile ed anche al carattere dell’agricoltore.
Oggi inizieremo ad affrontare il tema delle varietà di frumento che possono dar maggior soddisfazione (ma non termineremo!). Messa giù facile, le opzioni che un contadino ha sono 2, anzi 3, con delle varianti:
1. comperare le sementi ogni anno
2. conservare la propria semente e riutilizzarla
3. una via di mezzo, mantenere la propria ma “rinvigorirla” con un po’ di seme acquistato.
Opzione 1 – Può essere la più semplice, basta scegliere delle varietà adatte alle condizioni di coltivazione, maggiore resistenza a patogeni e all’allettamento, buona copertura del suolo e con una maggiore propensione a fare proteina. Si può scegliere tra le varietà più vecchie (e non ho detto antiche!!), come il Bolero o Frassineto o le Autonomia o il Gentil Rosso, oppure quelle più recenti, e ce ne sono diverse ma considerate la necessità di usare semente bio o chiedere per tempo la deroga per l’utilizzo del seme non trattato! Qui in Regione anche le varietà austriache danno buoni risultati. In linea generale si deve trovare l’equilibrio tra la produttività e la percentuale di proteina, puntare ad avere entrambe alte non è semplice. Bello sarebbe poter contare su varietà selezionate per il biologico, non solo moltiplicate in condizioni bio. Ce ne sono, ma selezionate in Francia, Svizzera o Germania, quindi da valutare la loro adattabilità al Friuli. Fino ad un decennio fa venivano annualmente allestite delle prove varietali per il biologico, in diverse località italiane, purtroppo il CREA non lo fa più!
Opzione 2 – Farsi la semente da soli, per il frumento, è relativamente semplice, più complesso è pulirla e conservarla bene, che significa senza semi di altre specie, senza semi danneggiati da patogeni o parassiti, asciutti al punto giusto. La conservazione si deve fare in ambiente pulito e protetto, magari in sacchi e sacconi sotto vuoto o in ambiente refrigerato. Prima di usarlo, il seme, controllate colore e odore! Al primo sentore di odore di pesce, causato dalla carie (Tilletia caries), buttate tutto senza indugio e ricominciate!
In tema sementi ci sono due “universi” che vanno almeno menzionati, entrambi assai di moda e spesso interpretati con troppa creatività:
• i cosiddetti grani antichi
• i miscugli o composite.
Con il termine “grani antichi” sta passando di tutto e di più, sia granelle che non sono grano ma altri cereali o pseudocereali, sia varietà selezionate più di 100 anni fa, sia frumenti autoriprodotti di cui si è persa la genesi. Un paio di riflessioni: a) il fatto che siano vecchie varietà non significa di per sé che vadano bene qui e ora, soprattutto perché selezionate per lo più lontano dal Friuli e in condizioni climatiche ben diverse dalle attuali; b) per definire una varietà, chiamarla con il proprio nome, bisogna che se ne mantengano le caratteristiche che la contraddistinguono. Se la stessa varietà, mettiamo il Gentil Rosso, è completamente diversa a Gemona rispetto a Sacile… sarà anche l’effetto dell’ambiente ma probabilmente è proprio la semente che non rappresenta più la varietà originaria.
Sui miscugli, spazio nella prossima puntata.