Dalla puntata del 19 luglio 2026 di Vita nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia: intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare la puntata.
Chiudo la stagione del “ragioniamo se davvero quello che si dice sul bio sia vero” con una breve rassegna di luoghi comuni perniciosamente e talvolta strumentalmente circolanti:
1) “il biologico è quell’agricoltura dove non si usa la chimica!” L’ho detto molte volte ma ho anche riascoltato 2 giorni fa tale affermazione da un tecnico regionale che dovrebbe avere gli strumenti per arrivarci da solo, quindi, magari repetita juvant…: il bio si fonda sulla fertilità del suolo e la costruzione di agro-ecosistemi in equilibrio. Il fatto di non usare fitofarmaci di sintesi è un punto di arrivo, dopo aver fatto bene i compiti di agronomia, ecologia ed anche economia.
2) “si va bene la sostenibilità ambientale, ma ci vuole anche quella economica!” E chi ha mai detto il contrario, cito per brevità un efficace aforisma di un bravo tecnico del bio (Gunnar Rundgren): you can’t go green if you see red! Ovvero non puoi andare verso il “verde” se vedi rosso (nel bilancio).
3) “ma il biologico dovrebbe anche essere sostenibile”. Ma perché la gente si innamora delle parole di moda senza capirle? Il biologico è sostenibile, anche se l’aggettivo va usato in termini comparativi e non assoluti: è più sostenibile dell’agricoltura convenzionale, dell’integrato, del conservativo… sia in termini ambientali, che sociali che economici. Ciò non significa non possa diventare ancor più sostenibile con il miglioramento delle tecniche e delle conoscenze e la maggior informazione dei consumatori.
La verità è che si vuole semplificare un concetto complesso e ridurre la “sostenibilità” o la capacità “rigenerativa” ad un solo elemento per volta: peccato che gli ecosistemi non siano sistemi semplici e non se ne facciano nulla di approcci e soluzioni semplici o semplicistiche.
Ad esempio guardare solo al bilancio carbonico, o all’impronta idrica, e non tutto assieme includendo biodiversità, qualità dell’acqua e dell’aria, attività biologica del suolo, benessere animale…porta a conclusioni svianti e perniciose e a premiare sistemi agricoli che sono molto meno sostenibili nel senso pieno del termine. Però più facili da vendere con lo storytelling (narrazione)!
4) “non basta essere sostenibili bisogna essere rigenerativi o agroecologici”… giochiamo pure con le parole e così agevoliamo chi non è nè bio, nè rigenerativo nè agroecologico… il bio è un sistema definito e controllato ed include i concetti di agroecologia e rigenerazione;
4) “ma ho letto sull’etichetta di un prodotto biologico che viene dalla Francia o da fuori EU, io lo voglio locale!” Appunto, sulle etichette dei prodotti bio, anche quelli trasformati e fatti con più ingredienti, è obbligatorio riportare dov’è prodotto il 95% della materia prima agricola, così il consumatore è informato e può scegliere. Sui prodotti convenzionali semplicemente non è obbligatorio scrivere la provenienza degli ingredienti, così il consumatore non sa e non sceglie!
Vabbè, ancora tanto lavoro da fare, ma vi lascio con dei consigli di lettura per l’estate e qualche altro aforisma di Gunnard Rundgren:
Bullerby farming is perhaps a naive dream, but industrial agriculture is a nightmare (l’agricoltura di Pippi Calzelunghe è forse un sogno naif, ma l’agricoltura industriale è un incubo!) Gunnar Rundren, il miglior coniatore di aforismi sul bio che abbia mai conosciuto!
L’economia circolare e l’uso efficiente delle risorse non sosterrà la crescita economica, e va bene così!
Ma il meglio del meglio, intraducibile: Go organic while you live, I say, as when you die, you go organic anyway! Provo comunque a tradurlo: diventa bio finché sei vivo, perchè da morto, lo diventerai comunque!