Il bio, il clima, la Pasqua e le uova.

24.04.2025

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Dalla puntata del 20 aprile 2025  di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata.
Considerando il giorno in cui siamo in onda come non parlare di uova?
Breve riassunto: perché un uovo possa dirsi bio, le galline non solo devono mangiare bio, ma soprattutto devono vivere secondo le proprie necessità etologiche, ovvero
• avere accesso all’esterno ogni volta che le condizioni meteo lo consentano. Almeno 4m2 a capo di parchetto esterno, inerbito e preferibilmente diversificato dove gli animali possano razzolare, fare i bagni di sabbia e mangiare pure gli insetti….
• all’interno delle strutture ci possono essere al massimo 6 galline a m2 e l’area deve essere “arredata” con posatoi e nidi in adeguato numero. Tanto per fare un parallelo, le galline convenzionali allevate in gabbia, che sono ancora una buona percentuale della produzione italiana, vivono in 13 su 1m²;
• le galline bio vanno a dormire “con le galline” ovvero si spegne la luce di notte e gli animali non possono essere sottoposti a condizione di luce continua;
• le galline bio vengono trattate da animali sociali e quindi i gruppi non possono superare le 3000 galline, numero che consente loro di riconoscersi e strutturare gerarchie per l’accesso all’acqua e al cibo ed evitare di azzuffarsi.
Galline che si muovono e mangiano bene si ammalano molto di meno, quindi non vengono somministrati farmaci come i coccidiostatici, ovvero quelle sostanze che sono usualmente presenti nei mangimi degli avicoli convenzionali e che contribuiscono al preoccupante aumento dell’antibioticoresistenza.
Tornando su ciò che mangiano: tutto bio, diversificato e bilanciato, niente aminoacidi di sintesi e almeno il 30% dell’alimentazione deve essere prodotta in azienda o nel territorio, evitando così i trasporti trans-oceanici. Sempre nello stesso senso va l’obbligo di distribuire le deiezioni delle galline solo su terreni bio, aziendali o in prossimità. Detta in altri termini, l’allevamento bio di ovaiole non può essere il classico capannone senza terra.
Ma che c’entra il clima? Le galline soffrono il caldo estivo, tant’è che i mega capannoni degli allevamenti intensivi sono ben dotati di ventilatori ed energivori sistemi per controllare la temperatura e consentire l’aerazione.
Quelle bio escono all’esterno e se il parchetto è ben ombreggiato da alberi e arbusti ciò per loro è sufficiente a garantire il benessere e pure la protezione dai predatori. Un buon esempio di ottimizzazione è la combinazione con la coltura del kiwi che al di sotto delle pergole può ben ospitare le ovaiole, ombreggiate e protette, che in cambio contribuiscono alla pulizia e alla fertilizzazione.

 

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