Frumento e pane: nona puntata

5.01.2026

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Dalla puntata del 4 gennaio 2026 di Vita nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia: intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare la puntata. 
Iniziamo il 2026 con la nona puntata sul dilemma del produrre, in Friuli, del grano da pane e riprendo il tema dei MEB, ovvero del Materiale Eterogeneo Biologico, sia un miscuglio o una popolazione evolutiva, come descritto nell’ultima puntata del 2025.
L’apertura della normativa europea alla registrazione di materiale eterogeneo, ovvero che non rispetta quelli che in gergo vengono chiamati i criteri DUS (Distinto, Uniforme e Stabile) è avvenuta grazie ad alcuni progetti di ricerca condotti anche da AIAB nel contesto dell’agricoltura biologica a partire dal 2010 (erano i tempi del progetto SOLIBAM). Già dal 2018 il regolamento europeo sul bio ne rendeva possibile l’uso e la commercializzazione, ma solo nel dicembre 2024 il Masaf ha pubblicato il decreto attuativo per poter fare tutto ciò anche in Italia. Oggi alcuni agricoltori bio in Sicilia, Toscana, Marche, Molise … possono vendere la propria farina ed anche il proprio seme di popolazioni evolutive presso le loro aziende. Tutte le popolazioni derivano da più di 2000 incroci e per più di un decennio si sono evolute in contesti diversi dando origine a granelle e piante diverse, adattate alle caratteristiche specifiche delle singole aziende.
I prodotti che derivano da queste popolazioni (semente inclusa), coordinati dalla Rete Semi Rurali, sono stati denominati “Furat, seguito dal nome dell’agricoltore”.
Dimenticavo: tutto il processo di produzione della semente è certificato dal CREA e non vi è alcuna proprietà intellettuale esercitata sui semi… insomma una rivoluzione nel mondo sementiero, di cui oggi possono beneficiare anche gli agricoltori non biologici… quando si dice che il bio fa bene anche a chi non lo pratica!
Qualche considerazione:
• le popolazioni evolutive non sono un banale “prendere e mescolare semi”;
• l’aggettivo “evolutivo” implica “evoluto nelle condizioni specifiche della mia azienda” e “dando alla semente il tempo necessario per evolversi”;
• si tratta sempre di produrre seme sano, eventuali patogeni (es. la carie) vanno gestiti.
Ed un paio di concetti a corollario:
• ha senso prendere della semente di popolazione evolutiva dalla Sicilia o dalla Marche e coltivarla qui ma a patto di farlo, con criterio, per alcuni anni, ovvero dandole il tempo di evolversi nelle nostre condizioni. Non ha senso, invece, prenderle, seminarle e nello stesso anno valutarne l’adeguatezza a condizioni così diverse;
• produrre MEB implica un processo definito, accurato e pure certificato dal CREA (non obbligatoriamente se la semente è solo per autorisemina e se non si intende richiamarne il nome sull’etichetta dei prodotti). Di nuovo, non si tratta di improvvisazione ed etichette creative.
Come dire: al ûl saût par fà sclicjos e l’agricoltura bio è assai intensiva, di conoscenza!
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