Dalla puntata del 26 aprile 2026 di Vita nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia: intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare la puntata.
Bene, alla quarta puntata abbiamo già chiaro come il suolo non sia solo quella cosa che tiene su i pali ma l’origine della salute delle piante che ci cresceranno sopra e che ogni suolo e luogo ha la propria vocazionalità, da cui deriva che fare viticoltura biologica in Friuli darà più o meno soddisfazione o andrà incontro a più o meno complicazioni a seconda di dove piantiamo le viti.
Ma ovunque ciò avvenga e prima di piantare sia i pali che le viti, vale la pena di lavorare ed investire per costruire la migliore situazione possibile nel suolo.
Ricordiamoci che il suolo lo costruiscono le piante e le erbacee lo possono fare meglio e più in fretta delle arboree, soprattutto nei casi di terreni poco profondi, roccia superficiale, terreni tormentati da lavori importanti di movimentazione, terrazzamento ecc… insomma, quello che di solito succede quando si decide di piantare un nuovo vigneto.
Ma anche nei casi di reimpianto, quindi laddove già un vigneto c’era, un periodo di “ricostruzione della salute del suolo” è più che opportuno.
Come si fa? Seminiamo degli erbai, i più misti possibile, e lasciamoli lavorare per qualche anno. Anche un medicaio fa un bel lavoro. Dobbiamo monetizzare? Allora seminiamo dei cereali autunno vernini da trebbiare, magari in rotazione con una leguminosa come un pisello e delle crucifere. Non abbiamo tutto questo tempo? Facciamo almeno un sovescio e cerchiamo di lasciarlo il maggior tempo possibile. Anche per il sovescio, più specie mescolo e meglio è, magari con minor focus sull’azoto e maggior attenzione alle specie con sistemi radicali a veloce, profondo ed abbondante sviluppo: una graminacea che può essere segale o avena o triticale se siamo in autunno o miglio, sorgo, sorgo sudanese ecc se siamo a primavera/estate. Le graminacee fanno delle belle radici fascicolate, più sviluppate in orizzontale. Aggiungiamo una crucifera (senape, colza, camelina) che sviluppa le radici velocemente in profondità, una o più leguminose ci stanno bene comunque.
Lo so che la burocrazia talvolta ci impedisce di lavorare razionalmente e obbliga a piantare subito, però, laddove possibile, diamo tregua al suolo e concediamogli i suoi tempi. Se si tratta di reimpianto, un pausa in cui altre specie prendono il posto della vite ha una rilevanza anche in termini di abbassare i rischi legati ai patogeni, soprattutto quelli difficili e costosi da gestire come le malattie del legno.
Oltre al far lavorare le piante, opportuno nutrire il suolo di sostanza organica sotto forma di compost, non solo quello aziendale fatto con il letame e le vinacce (di cui ormai si legge quasi solo sui sussidiari, ma che con un refresh semantico che richiami l’economia circolare si potrebbe riportare utilmente in uso!) ma anche quello da residui verdi, potature eccetera, purché siamo certi non contenga contaminanti né macro e micro plastiche. Altri ammendanti organici di derivazione animale e vegetale sono utili, ma spesso il loro prezzo ne condiziona la quantità utilizzabile e si rischia di non sortire effetti percepibili. L’alternativa è distribuirli in modo localizzato, laddove andranno le piante, però ci andiamo a perdere in effetto globale.
Chiudo con un link per ravvivare il concetto che il suolo lo costruiscono le piante, come ci spiega il prof. Andrea Squartini:
https://tinyurl.com/4dfvz3wr