Temperature africane e … cicaline africane: strategie per difendersi dai nuovi fitofagi.

8.07.2025

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Dalla puntata del 15 giugno 2025  di Vita Nei Campi di Rai Radio 1 del Friuli Venezia Giulia, l’intervento di Cristina Micheloni. Clicca QUI per ascoltare l’intera puntata
Caldo e temperature africane, è quello che ci dicono del meteo di questa settimana e la cosa rende bene l’idea dell’affanno che stiamo vivendo. Bene, qualcosa di simile da anni sta accadendo nelle popolazioni degli insetti che vivono nei nostri campi, coltivati e non: insetti che si sono sviluppati in areali con alte temperature stanno progressivamente risalendo la penisola ed adattandosi alle caratteristiche dei nostri nuovi climi e delle nostre colture. Quindi temperature africane che portano insetti africani su colture friulane, impreparate ad affrontare entrambi. Gli esempi sono diversi e ben noti agli entomologi ed ecologi nostrani e sperimentati dai nostri agricoltori.
Ne cito uno, di qualcosa che ancora non turba i sonni dei viticoltori friulani ma lo voglio usare come “esempio neutrale” di quello che dovrebbe diventare una strategia di tutti e per tutti.
Bene, l’esempio è quello quella cicalina africana della vite, Jacobiasca lybica, in qualche modo parente dello Scaphoideus e dell’Empoasca che ha deciso di attraversare il Mediterraneo perché ama il caldo e le hanno detto che ormai le temperature che trovava da secoli sul cotone egiziano o sull’uva tunisina le può trovare anche in Sardegna o in Puglia e lì, per ora è arrivata.
E’ polifaga ma ama particolarmente la vite, non trasmette fitoplasmi ma punge in maniera importante le foglie della vite riducendone la capacità fotosintetica, tanto da mettere a rischio la capacità delle piante di produrre uva sia in termini quantitativi che qualitativi. Ho detto che preferisce la vite ma anche su alcuni ortaggi non si trova affatto male. Le generazioni, in Puglia 4-5, in Nord Africa fino a 11, si susseguono sovrapponendosi, sottolineando la difficoltà della sua gestione.
Nelle Regioni del Sud i ricercatori sono al lavoro alacremente e se volete un paio di buone notizie dico che ci sono diversi prodotti per la difesa ammessi in biologico che lasciano ben sperare, come il piretro, i sali di potassio degli acidi grassi ed anche i nematodi entomopatogeni che abitualmente si usano per il controllo della carpocapsa del melo (Steinernema carpocapsae), soprattutto se accompagnati dall’uso di trappole per la cattura massale e guidati da un preciso monitoraggio.
Vabbè ma se tutto è risolto che esempio neutrale è? Ed infatti ecco la chiusa: al di là dei prodotti per la difesa che si vanno via via identificando, che comunque vanno utilizzati con criterio e consapevolezza anche degli effetti collaterali, oltre che dei costi, ciò che si è capito è che per evitare i danni più pesanti la chiave è incrementare per tempo… della serie anche se cominciamo subito non ci sbagliamo…… le specie che ne contengono naturalmente le popolazioni, come alcune coccinelle, le crisope, l’Orius, parassitoidi come alcune piccole vespe ma anche microrganismi come funghi e, appunto, nematodi.
Tutte specie che possono essere naturalmente presenti nei vigneti e predisporre un comitato di accoglienza per le nuove specie dannose (ed anche per quelle vecchie!) mitigando così danni e preoccupazioni.
Voglio sperare sia inutile ripetere come si fa ad avere tutta sta gente che lavora gratis per noi nei nostri vigneti ma…non si sa mai: per avere una buona biodiversità funzionale servono ripari (siepi, fasce inerbite e fiorite, capezzanghe non lavorate, alberi….), cibo (una diversità di specie vegetali e animali, soprattutto insetti, per soddisfare il palato di adulti, neanidi, larve e ninfe…) e ovviamente non si devono usare armi pesanti, sta a dire insetticidi e fungicidi di sintesi ma anche gli erbicidi.
Speriamo la Jacobiasca lybica si fermi prima del Friuli, ma agricoltore avvertito…
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